
di Francesca Aprea
Passo i cunicoli
avanti
l’antro par restringersi da me
che m’avvicino
incontro
al destino
e a chi me lo svelò
colei
che l’ade e la stirpe feconda
profetizzò ad Enea
su foglie
affidate alle guance
tronfie di Eolo
La Sibilla
ebbi dinanzi a questi occhi
spenti
i suoi odevano i miei palpiti
curiosi e diffidenti
ti ho incontrato
di notte in un sogno
che sa di mito
e che di aura fioca
è avvolto
Tu sai
che mai credetti
nelle profezie
Tu sai
la natura ostile dell’animo mio
eppure mi annunciasti
di stagioni floride
di silenzi ascoltati
Cupido mi avrebbe
tratto in inganno:
Di baci ricoperta
sospesa
come l’amo di una canna
da pesca
in mare aperto
sospesa
nell’abbandono
di un abbraccio
Ora credo





Davvero una bella poesia, cara Francesca. È chiara e comprensibile. Bello sentir il tuo sfogo coinvolgente.
E brava francesca complimenti che talento!