Piango
Pubblicato da collaboratori su 1 Maggio, 2008
di Raffaele Brio

In questo bosco buio ho
Visto da lontano un uomo oppure
Una donna che stava seduta e piangeva
Sopra una lapide.
Vento, pioggia e grandine mi hanno
impedito di vedere, ma poi mi sono
avvicinato e ho visto meglio,
era mia madre quella lapide conteneva
mia nonna e io sono scappato
e ho pianto tanto.









2 Maggio, 2008 a 3:01 pm
Ma è una poesia o un raccontino in versi?
2 Maggio, 2008 a 3:02 pm
Caro LVDC è una poesia.
2 Maggio, 2008 a 4:16 pm
Lungi da me inserirmi nella questione su cosa è poesia e cosa non lo è tuttavia ho da dire delle cose.
Seconda premessa ho grandissimo rispetto per il dolore che deve aver procurato a Raffaele la morte della nonna.
Questa poesia non mi piace tuttavia vi sono alcune note di pregio a mio parere: l’uso degli enjambements nei primi 4 versi dà molto bene il senso della distanza, inoltre il vento la pioggia e la grandine del quinto verso annunciano in un certo senso le lacrime dell’ultimo.
Per il resto non mi pare una grande poesia, in particolare mi paiono pessimi i versi 6 e 7 che pur ricreando (all’inverso) il gioco di distanza-enjambement, si perdono nella ripetizione del verbo vedere (che torna ben tre volte), con questo non mi azzardo nemmeno a dirmi contro la ripetizione, anzi evviva la ripetizione, ma non in qusto caso, demolisce la poesia nel suo impianto stilistico.
Per quanto riguarda i contenuti o il messaggio, mi spiace Raffaele ma non sempre dicendo il tuo dolore puoi trasmetterlo o render noi partecipi del tuo pianto e del motivo della tua fuga, a volte accade, adesso no, i tuoi versi mi sembrano un pò troppo prosastici non so come dire, la poesia non “funziona”.
Scusami se ti sono parso duro o troppo critico ma non so esprimermi in maniera più diplomatica di così senza sfociare nella menzogna.
Attendo di leggere la tua prossima cosa.
Ottavio
3 Maggio, 2008 a 3:11 am
Caro Raffaele Brio, mi dispiace per la cosa spiacevole che ho appreso ti è accaduta, ma non mi sembra proprio una poesia. Sembra un pensiero tagliato in versi qua e là, a caso. E poi l’enjambément con i verbi che vengono divisi in due parti tra i versi suona malissimo. Pochi arditi (e loro potevano permetterselo) si sono spinti tanto oltre a giocare con le figure retoriche. Un augurio per i prossimi componimenti.
3 Maggio, 2008 a 9:37 am
Posso permettermi Carlo?è una questione di accenti ritmici. Per esempio nel primo verso non c’è una vera pausa e, per sinalefe, ‘buio’ e ‘ho’ si leggono in un sol fiato(buiohò). La stessa cadenza si ripete lungo tutti i versi, a fasi alterne. Probabilmente è un effetto voluto ma rendi, in questo modo, davvero ostica la lettura.
Sono convinto che con qualche accorgimento ed una diversa distribuzione dei capoversi - e quindi di enjambements - il componimento si riscatterebbe più che felicemente e diventerebbe una poesia aneddotica stile Robert Frost.
Un abbraccio, Marco
3 Maggio, 2008 a 6:12 pm
Pardon, ho scritto Carlo invece di Raffaele.
3 Maggio, 2008 a 10:29 pm
Caro Raffaele, a dispetto di quanto detto nei commenti che precedono il mio, sento il dovere di intervenire in difesa del tuo testo, non essendo in accordo con le critiche che, fino ad ora, ti sono state mosse.
Rispetto il dolore di cui i versi sono pregni, e la sensibilità con la quale questo sentimento sia stato reso manifesto dall’autore.
Non trovo in alcun modo ostica la lettura, al contrario, i versi sono disposti in maniera equilibrata, il ritmo c’è e si percepisce, non risulta smorzato dagli enjambements che, al contrario rendono la percezione del dolore in un senso che mi pare ancor più acuto nel suo caretterizzarsi come traslazione, movimento.
In ogni caso, volendo prescindere dalla tecnica di esecuzione, dalla forma e dallo stile, che pure in un testo assumono una parte rilevante, quello che conta davvero è il senso, è quello che riesci a trasmettere. Questo e ciò che fa di componimento una poesia. E il dolore che fiacca l’animo ed esplode nel pianto mi hanno lasciato una forte emozione.
Questo basta!
Complimenti Raffaele!
Francesca Aprea
3 Maggio, 2008 a 11:29 pm
Io penso che in una poesia quello che conti sia TUTTO.
Il testo poetico necessita del sinolo: forma-sentimento (o forma-contenuto, volendo essere “tecnici”).
Non credo alla poesia/esercizio nè alla poesia/sfogo, essendo le assolutizzazioni sempre dannose. Penso ci sia bisogno di un giusto mezzo, di una misura perfettamente calibrata. Detto questo e non andando a sindacare nulla circa il sentimento che abbia potuto ispirare Raffaele, io trovo poco corretti molti degli enjambements. Troppo affrettate certe conclusioni. Sindacabile la scelta delle maiuscole ad ogni inizio verso (almeno per la prima parte, ma potrebbe benissimo essere un errore di formattazione). Qui io non ci leggo tanto “mestiere”, ma non è un pregio questo. Una poesia trasmette anche e soprattutto se ben strutturata.
Evitare le sintesi confessionali, le velocissime “uscite di scena” aiuterebbe la tua scrittura.
Non è poesia ostica, il problema è, piuttosto, quanto possa essere definita “poesia”.
Questo non vuol dire che hai scritto qualcosa di cestinabile. Dico solo che attendo di leggere altro, magari mi sorprenderai.
Perdonami se posso esserti sembrata “dura”, il mio intento non era distruggere l’occasione (ribadisco e sottolineo), quanto dare un giudizio assiologico.
A questo i lettori son chiamati (nel momento in cui si decide di pubblicare su un sito web), anche se di fronte a testi “pieni” emotivamente parlando.
Anna
p.s.= ma quanti anni hai?
4 Maggio, 2008 a 2:21 pm
Forse le parole del mio commento sono state frintese, cara Anna non ho detto che la forma non conta, ho al contrario affermato che essa rappresenta una parte rilevante di un lavoro poetico, ma non tutto.E su questo condivido il tuo pensiero.Ho lasciato, in merito alla POESIA di raffaele, un attimo da parte la forma, pur considerando ritmo e costruzione dei versi che mi paiono ben eseguiti, per evitare una scomposizione sistematica del testo e considerarlo, al contrario, nel suo senso più pieno, per quello che mi ha dato. è solo un modo di commentare il lavoro di Raffaele da una prospettiva diversa.
Se vogliamo parlare di tecnica smontando il testo pezzo pezzo come fosse una macchina, possiamo farlo tranquillamente( non troverei alcuna cosa di così spaventevole orrore tecnico) ma non sarebbe di certo il modo più intelligente di inerpretare una poesia. Perchè è di POESIA che si tratta.
Non condivido la critica sull’uso dei frequenti enjambements che rendono la poesia molto fluida e digeribile nonostante l’argomento e lo stato emozionale dell’autore.
Neppure condivido l’affermazione sulla frettolosità e sull’eccesso di sintesi, cara Anna, sono singhiozzi. Ascolta.
F.A.
5 Maggio, 2008 a 2:05 pm
Cara sig.na Aprea, l’unico orrore tecnico che si legge in questa pagina del blog è il vomito che è stato sputato in cima… subito sotto la fotografia.
5 Maggio, 2008 a 4:58 pm
Caro LVDC a dire il vero sei tu una persona squallida e vomitevole con commenti offensivi su un mio pensiero, giocando su una mia poesia che esterna pensieri e stati d’animo.
5 Maggio, 2008 a 10:17 pm
Caro sig.no Brio, la tua risposta la dice lunga su quanto sia profondo il tuo pensiero. Credo di aver identificato la tua età e, se mi permetto di dirti una cosa, è perché t’immagino molto piccolo. Sai, ognuno è libero di scrivere qualsiasi cosa (su un quaderno, sul computer, sulla carta igienica). E ognuno è anche libero, se vuole, di pubblicarla. Ma devi sapere pure che, nel momento in cui la pubblichi, sei esposto alle critiche del quivis de populo, il quale può essere competente o meno. Se non credi di avere la maturità di saperti mettere in gioco, due sono le cose: o non t’azzardi più ad esporre al pubblico nemmeno un’operazione aritmetica o impari a somatizzare le critiche COSTRUTTIVE che vengono fatte ai tuoi lavori, senza offendere inavvertitamente CHI ha mosso tali critiche. Essì, d’ora in poi tutti quanti, ad ogni stupidaggine che succede nelle nostre sozze vite, buttiamo due parole su un foglio, ci azzardiamo a chiamarla “poesia” e pretendiamo pure d’essere apprezzati…!
6 Maggio, 2008 a 11:02 am
ma possibile ke ogni vlta si scateni 1polemica??se le critiche fossero costruttive ( e non offensive!) nessuno reagirebbe male e nn si cadrebbe in questi battibekki inutili! Visto k hai individuato l’età di raffaele..allora cerca d essere meno crudo..no al buonismo ok!ma tu hai definito “vomito” quello che ha scritto..insomma impariamo a kapire anke quello ke c’è dietro le parole scritte..Raffaele, cm tutti qui, ha voluto renderci partecipi della sua esperienza.Non credo ke x colpa di una forma scorretta (troppi enjambements, parole messe al posto giusto/sbagliato..etc..)lui debba smettere di scrivere! Sono d’accordo cn le critiche, ma qndo lo fate cercate d andare anke oltre..ci sono delle sensibilità che state ledendo..e magari anke dei sogni..andateci piano..tutto qui!
6 Maggio, 2008 a 11:30 am
lvdc a volte ci delizia con ottime critiche costruttive ma altre volte, ahimè molto spesso, scade in offese belle e buone, del tutto incapaci di far crescere lo scrittore ed anche di avvalorare la sua critica.
Raffaele non ha sbagliato quando ha scritto ed ha pubblicato, anzi è da ammirare come abbia trovato la forza di renderci partecipi di un momento per lui tanto doloroso. Riguardo le critiche (quelle costruttive) mi auguro ne faccia tesoro e le sfrutti continuando a scrivere. Riguardo l’ultimo suo intervento ha invece confuso la poesia come espressione artistica ( quindi criticabile ed apprezzabile o meno) e la poesia come sentimenti ( che sono suoi ed intimi e pertanto insindacabili ) è necessario un certo distacco per sopravvivere con la propria scrittura alle critiche feroci.
questo è quel che mi è parso
ciao
6 Maggio, 2008 a 11:00 pm
Mi sembra che il buon 8avio abbia capito in linea di massima cosa volevo dire. Nessuno ha sindacato le intenzioni dell’autore dello splendido lavoro contenuto in questa pagina. Ma, così come quando offendo accetto di venire altresì offeso (com’è successo nella discussione sulle elezioni), allo stesso modo rispondo per le rime a chi offende me quando mi limito a elargire giudizi, fossero anch’essi duri.
By il Vittorio Sgarbi della situazione.
6 Maggio, 2008 a 11:08 pm
Solo un’ultima cosa: spero che gli autori vogliano pubblicarmela questa mia composizione. E’ una mia poesia a cui tengo tanto. Si chiama “Esperienza di vita vissuta”:
“Oggi
sono
uscito e per strada
ho incontrato un tipo che parava la mano e mi guardava in modo strano ma io non sapevo cosa potesse mai volere da me.
Poi ho capito:
era un mendicante.”
Per inciso, non si accettano critiche: non è altro che un’esperienza che avevo voglia di condividere con voi. Poi, da grande voglio fare il poeta e non tollero che si distrugga questa mia ispirazione. Del resto, notate la rima interna al quinto verso (mano/strano) e come ho caricato di significato la parola “oggi” al primo verso e svuotato invece il senso del quinto. Naturalmente non voglio nemmeno immaginare la vostra sorpresa quando avete letto l’ultima parola. Grazie.
6 Maggio, 2008 a 11:19 pm
LVDC, eppur tu fai maieutica :-)
(è una battuta, eh)
7 Maggio, 2008 a 10:23 am
Eh Annare’, il nostro caro WC non si accontenta di bacchettarci, ma deve anche destare le nostre misere coscienze dai torpori dell’ignoranza.
(è una battuta, eh)
7 Maggio, 2008 a 11:28 am
a me fa piacere se desta la mia coscienza :D
In fondo, non dice cose poi così insensate.
Solo che ognuno “procede” come meglio vuole.
Parlo del modus.
31 Maggio, 2008 a 7:08 pm
secondo me la poesia racchiude un sentimento di malinconia ricoperta di dolore ma allo stesso tempo rassegnazione per la perdita di una figura importante della sua vita. L’ idea è buona anche perchè questi argomenti vengono trascurati soprattutto l’ importanza dei valori della famiglia.