Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

Archivio per Maggio, 2008

Franco Battiato: Tramonto occidentale

Pubblicato da francescaprea su 31 Maggio, 2008

di Franco Battiato

Tornerà la moda dei vichinghi,
torneremo a vivere come dei barbari.
Friedrich Nietzsche era vegetariano,
scrisse molte lettere a Wagner
ed io mi sento un po’ un cannibale e non scrivo mai a nessuno,
non ho voglia né di leggere o studiare,
solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria,
e il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco, non mi fa male.
Tornerà la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni;
I’analista sa che la famiglia è in crisi, da più generazioni,
per mancanza di padri,
ed io che sono un solitario non riesco; per avere disciplina ci vuole troppa volontà.
Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni di festa
con bandiere fuori dalle macchine all’uscita dello stadio
e mi diverte il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco.

da Orizzonti perduti, 1983

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Piattezza reale

Pubblicato da collaboratori su 31 Maggio, 2008

di Filippo Ansieri

Dio della poesia, ultimo degl’immortali,
A te narrerò lo strano evento
-che pare strano ai più ingenui-
Accadde che camminando in fretta
Incontrai due uomini
Uno bianco uno di nero vestito
Inchiodati al vitale cellulare.
Ero il terzo vertice d’un insolito
Triangolo scaleno, o forse isoscele.
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estate (haiku)

Pubblicato da 8avio su 30 Maggio, 2008

di Ottavio Sellitti

Aria d’estate
profumata d’amori
su rudi scogli

(avvicinamento alla danza)

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Vinia

Pubblicato da cb su 30 Maggio, 2008

di carlo Brio

Su un deserto ovale
come l’occhio che vede
l’aria d’un altopiano andino
con la palpebra calata,
ti incontro piantato nelle quattro
impronte -
ciò che non si vede da lontano è dove siamo -
ti interrogo, occhio di sfinge,
le tigri mastine azzannano
l’anno nuovo della mia schiena
come arabeschi parziali,
figure pietrose saltano intorno
a farfalle monacate,
taci e ci contiene
il silenzio di questa bolla
che profonda sta tra
una stella e una stella
uno spazio e uno spazio.
Solo si sentono i nostri
Fiati.

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Ricordi

Pubblicato da francescaprea su 28 Maggio, 2008

di francesca aprea

I muscoli provati

dalla fatica del giorno

invitano al riposo notturno

si abbandonano

si distendono

chiedono pace

non governano

una ragione assennata nella ricerca

rovista tra le scartoffie

sepolte

mai gettate

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da “Diari, o meglio; suggestioni”

Pubblicato da V. Birra su 28 Maggio, 2008

di Vincenzo Birra

La luminosità invade tutto; movimenti lenti; parole misurate;
non vogliono e non possono ferire. Poi il sole cade giu per la
strada e tutti gli altri escono allo scoperto. Leggi il seguito di questo post »

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Meditazione sull’estate

Pubblicato da cb su 27 Maggio, 2008

di Carlo Brio

.

I meditazione sull’estate

è i mesi dell’assenza
la dilatazione del tempo
e del ricordo
l’estate è lo sfaldamento dell’anno
la discesa orizzontale
(di sassi sabbia vetro cicche preservativi usati)
verso il mare
i corpi costretti a sudare
è i mesi dell’attesa

.

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Gomorra Fragmentation, per una lettura

Pubblicato da cb su 27 Maggio, 2008

di Roberto Saviano

maledizione

- la merce ha in sé tutti i diritti di spostamento che nessun essere umano potrà mai avere.

- Nessuno chiedeva, tutti constatavano che merci non soffrono il caldo e questa era condizione sufficiente per non spendere soldi in condizionatori.

- “Euro, dollaro, yüan. Ecco la mia triade.”

- Profitto, business, capitale. Null’altro. Si tende a considerare il potere che determina certe dinamiche e allora lo si ascrive a un’entità oscura: mafia cinese. Una sintesi che tende a scacciare tutti i termini intermedi, tutti i passaggi finanziari, tutte le qualità d’investimento, tutto ciò che fa la forza di un gruppo economico criminale.

- “Questi qua sono tutti pregiudicati. Spaccio, furti, ricettazione, rapina…qualcuna fa pure le marchette. Non c’è nessuno pulito. Qua più ne muoiono, meglio è per tutti…”

- L’organizzazione criminale coincide direttamente con l’economia, la dialettica commerciale è l’ossatura del clan.

- Il clan non impone con l’intimidazione il prodotto che decide di “adottare” ma con la convenienza.

- Sconfitti nel potere economico significa immediatamente sconfitti nella carne.

- “Rione Terzo Mondo, non entrate”

- “Fare un pezzo”: un’espressione mutuata dal lavoro a cottimo, l’uccisione di un uomo equiparata alla fabbricazione di una cosa, non importa quale. Un pezzo.

- “Fatemi uscire da qua!…Diteglielo al masto!”

- Qui lavorare come garzone, cameriere, o in un cantiere è come un’ignominia. Oltre ai soliti eterni motivi: lavoro nero, ferie, e malattie non pagate, dieci ore di media al giorno, non hai speranza di poter migliorare la tua condizione. [...] Questi ragazzini imbottiti, queste ridicole vedette simili a marionette da football americano, non avevano in mente di diventare Al Capone, ma Flavio Briatore, non un pistolero, ma un uomo d’affari accompagnato da modelle: volevano diventare imprenditori di successo.

- Bisogna invece riuscire a capire se qualcosa è rimasto. Questo vado a rintracciare. Cerco di capire cosa galleggia ancora d’umano; se c’è un sentiero, un cunicolo scavato dal verme dell’esistenza che possa sbucare in una soluzione, in una risposta che dia il senso reale di ciò che sta accadendo.

- Il peggio che raccontano è lo scarto del peggio. A Secondigliano molti cronisti credono di trovare il ghetto d’Europa, la miseria assoluta. Se riuscissero a non scappare, si accorgerebbero di avere dinanzi i pilastri dell’economia, la miniera nascosta, la tenebra da dove trova energia il cuore pulsante del mercato.

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Evoluzione

Pubblicato da collaboratori su 26 Maggio, 2008

di Antonio Moraca

[l'immagine è stata presa qui(ma dissentiamo con il contenuto del sito)]

Ti saluto mio popolo razzista
ti offro un rinfresco di memoria:
tu per primo vedesti i tuoi partire
e adesso rinneghi la ta storia.
Cosa fanno di sbagliato se si spaccano il sedere
in lavori che tu oggi nemmeno puoi vedere?
Sei viziato, esasperato, ti consoli con la tele
senza chiederti se è vero tutto quello che si vede.
Uno ruba, l’altro spaccia
tutti a casa e così sia,
poi la fabbrica si spacca
ed altra gente in quest via.
Bada bene non rischiare!
Non pensar di migliorare!
Col culo a terra si sta male
forse è meglio sopportare
una pelle un po’ diversa,
un accento ancor di più
che governano una barca
che tu butteresti giù. Leggi il seguito di questo post »

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Lucio Battisti: Hegel

Pubblicato da francescaprea su 25 Maggio, 2008

di Pasquale Panella e Lucio Battisti


Ricordo il suo bel nome: Hegel Tubinga
ed io avrei masticato
la sua tuta da ginnastica.
Il nome se lo prese in prestito dai libri
e fu come copiare di nascosto,
fu come soffiare sul fuoco.
Cataste scolastiche: perché?
Quando tutto è perduto non resta che la cenere e l’amore;
e lei nel suo bel nome era una Jena.
Chi di noi il governato e chi il governatore
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l’impero
non è il punto:
il punto era l’incendio.
Erano gli esercizi obbligatori estetici,
le occhiate di traverso, e tu guardavi indietro;
c’eravamo capiti, capiti all’inverso.
Ci diventammo leciti per questo.
D’altronde, d’altro canto.
A volte essere nemici facilita.
Piacersi è così inutile.
Un bacio dai bei modi grossolani
sfuggì come uno schiaffo senza mani.
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Elias Portolu (1900), di Grazia Deledda

Pubblicato da collaboratori su 24 Maggio, 2008

di Valentina Fiori

[L'immagine è stata presa qui]

Elias Portolu viene pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia», dall’agosto al dicembre del 1900, esso è il primo dei romanzi che Grazia Deledda scrive a Roma e dimostra come la scrittrice fosse già pronta e matura in attesa del momento del grande passo; l’allontanamento dalla Sardegna, che le permise uno sguardo più distaccato verso la sua isola.
Esso è anche il primo dei romanzi che si potrebbero definire maggiori, per la maggiore attenzione all’indagine psicologica dei personaggi, che prevale sull’interesse folcloristico.
Nelle prime pagine del romanzo Elias è appena uscito dal carcere, dove era stato rinchiuso per un errore di gioventù, in seguito incontra Maddalena, la promessa sposa del fratello, per la quale nasce un amore che è il centro pulsante della narrazione. Questo sentimento appare colpevole sin da quando i protagonisti ne hanno coscienza, tale consapevolezza indurrà una inevitabile catena di conseguenze negative che si concluderanno con una morte. Leggi il seguito di questo post »

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Quattro Quartetti, East Coker, I

Pubblicato da cb su 24 Maggio, 2008

di Thomas Stearns Eliot

Nel mio principio è la mia fine. Una dopo l’altra
Case sorgono cadono crollano vengono
Ampliate vengono
Demolite distrutte restaurate o al loro posto
C’è un campo aperto o uno stabilimento o
Una via di circonvallazione. Vecchia pietra
Per costruzioni nuove vecchio legname
Per nuovi fuochi, vecchi fuochi
Per cenere e cenere
Per terra che è carne e pelo
Escrementi, ossa
Di uomo e di bestia stelo di grano
E foglia. Case
Vivono e muoiono: c’è un tempo per costruire
E un tempo per vivere e generare
E un tempo perché il vento infranga
Il vetro sconnesso e scuota il rivestimento
Di legno dove trotta il topo, e scuota
Il logoro arazzo ricamato con un motto silenzioso.

Nel mio principio è la mia fine. Ora la luce
Cade per il campo aperto, lasciando
La via incassata riparata dai rami, buia
Nel pomeriggio dove ci si appoggia contro una sponda
Mentre passa un carro e la via incassata
Insiste nella sua direzione fin dentro al villaggio nel caldo
Elettrico ipnotizzata. In una calda caligine
La luce afosa è assorbita, non rifratta
Dalla pietra grigia. Le dalie
Dormono nel silenzio vuoto. La civetta
Non si farà attendere.

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Memorie salvate dalla “quasi dimenticanza”

Pubblicato da V. Birra su 21 Maggio, 2008

di Vincenzo Birra

Ci portarono a lavorare con la promessa di una balneazione.
Ci portarono a giocare con giochi usati da altri bambini, posati in una stanza a lato di una piccola chiesa americana protestante.
Montavano ventilatori per raffreddare la chiesa calda.
Tutta bianca. La separava dal mare la strada e la giostra dei cigni a scontro.
Nel mare salatissimo aleggiavano meduse di plastica; che ribrezzo!
Ancora una volta ho venerato il tuo coraggio: l’ardire con cui strappasti via dalla gamba la crosta di sangue sfidando il bruciore dell’impatto con l’acqua. Leggi il seguito di questo post »

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La mia ideologia è quella sbagliata

Pubblicato da collaboratori su 20 Maggio, 2008

di Valentina Fiori

[i diritti dell'immagine sono del rispettivo proprietario]

“La mia ideologia è quella sbagliata”, quel giorno aprii gli occhi e mi ritrovai con questa frase che mi danzava dentro, doveva essere qualche retaggio dei sogni che avevo fatto, che purtroppo al mattino non riuscivo mai a ricordare. Mi apparivano sempre come un mix di sensazioni e di immagini, ma mai che riuscissi a mettere a fuoco qualcosa; eppure quella notte dovevo aver sognato qualcosa di forte e di particolare legato a quella frase. Leggi il seguito di questo post »

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da “Studio drammaturgico sulla poesia italiana e i suoi rischi di contagio”

Pubblicato da V. Birra su 20 Maggio, 2008

di Andrea Inglese

[Il testo (completo) è stato pubblicato sul numero 9 di SUD ed è apparso su Nazione Indiana]

La poesia italiana vocifera, ben installata nell’oltretomba, con grammofoni inseriti nei toraci dei poeti morti, che si ravvivano allo sfrigolio del vinile, e cantano, cantano arie desuete, arie morte o morenti, finché il vinile gratta, ma anche altoparlanti autonomi, ben scollegati, e adagiati nelle trachee emettono segnali, come di elegia e idillio, senza lo sporco delle scariche, lo sfregio sonoro dei contatti, tutto limpido, quasi inaudibile, come d’uomo asmatico, o vampiro, o assiderato, o sepolto, ma la poesia italiana da morta, avanza su pattini come mummia semovente, portando avanti il torsolo petrarchesco, l’osso inesauribile, a cui migliaia di dentini sfilacciano infime fibre, mentre quello prosegue, fa le curve, piglia di filato nuovi tornanti, sale per le graziose colline, con la coorte dei banchettatori dietro, schiamazzanti, come all’inseguimento del morto nella bara, ma la bara manca, il morto è ormai un osso, una pertica di vertebre, da cui nessuna polpa può essere strappata, ma atomi, nuvole di atomi, come inalazioni, per i poeti dell’inseguimento, con le proboscidi tese, risucchiando tutto, nei tubercoli digerenti, nei torciglioni dell’ispirazione, o del freddo gognometro metrico.

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