di Francesca Aprea
Sveglia da un sogno:
ripenso
ai contorni sfocati
di una figura di nano
ritorno
ad un boccale
di birra polinesiana
(un dono scherzoso)
e al Margutte
che fu del Magnifico animatore
una lacrima
di rugiada sfavilla
la fronda di un arbusto rigoglioso
l’edera costeggia il sentiero
divorato dal passo minuto:
la prospettiva si restringe
come punto in lontananza
che l’occhio non scorge
Lasciatemi mirare
dal basso
lo sguardo si sofferma
al bocciolo
alla corolla
alla foglia che singhiozza
si odono emettere vagiti
echi di ludici ghigni
è la Natura
dall’alto non se ne ravvisa
neppure il riflesso
e lui
proseguiva il suo lento cammino
lungo il sentiero petroso





Un felice cambio di prospettiva, non solo fisica, che si trasforma in crescita, elevazione, più che in restringimento focale. Gradita molto.
Carina ma un tantinella banale.
Poco musicale.
;)
Vorrei replicare a Salvatore Scalera dicendo che secondo me il testo non è banale e neanche di elevata importanza ma è interessante e scritto bene con una certa musicalità.
Prima di tutto ringrazio Marco per l’efficace commento: hai perfettamente colto il senso.
Questa poesia, è innanzitutto un’ascesi: uno scrittore deve cercare di abituarsi all’esercizio di scrittura, e lavorare un tot di ore al giorno, e qui l’ispirazione può avere la sua importanza,ma di certo prevale la pratica.
in quanto alla banalità attribuita al testo ritengo che l’apparente semplicità dei versi nasconda ben altro,come il nano esperisce la sua maturità elevando il proprio pensiero dal basso così è la medesima ascesa del verbo.Non è sufficente leggere una poesia, il necessario è entrare nei versi, nelle parole singole, nei particolari che valgono più dell’intero,un’ opera di astrazione che permette di possedere il testo ed interpretarlo a dovere.
Una prospettiva che è crescita morale e non solo, una poesia che è divertissement e non solo.
F.A.