Prati/Pelouses
Pubblicato da V. Birra su 23 Aprile, 2008
Testo tratto da: Prati/Pelouses, La Camera Verde (2007).
Prato n° 71 (vetro colorato, filo di ferro)
Prima che la fine del mondo accada, anche se con pochissima probabilità, e quasi nessuno ne parla, è bene prepararsi ad essa, e cercare un luogo tranquillo, un prato ad esempio, nulla meglio di un prato, per il finale, che può essere biologico, una grande sterilità mentale, neppure provocata da una setta, ma proprio così, una mancanza totale di pensieri, che a poco a poco rendono vuoti gli uomini, la minaccia biologica, l’umanità come un orto di verdure, facce che nascondono vegetali, gente vestita che attende di marcire, come una lattuga abbandonata in un frigo, e quando accadrà, quando arriveranno sempre meno frequenti, sempre più rarefatti, i pensieri, sarà bello stendersi, come un ortaggio appunto, tornato al suo habitat, su di uno strato soffice d’erba, le gambe divaricate, e marcire con tutta calma, piuttosto che trovarsi fermi in ascensore, o nell’abitacolo di un’auto. Potrebbe accadere, invece, che una razza di scimmie prenda il potere, ma da un altro pianeta, con potenti armi telepatiche, e si capovolga lo scenario: queste scimmie sparerebbero miliardi di pensieri nei nostri cervelli, fino a farci impazzire. Dei pensieri semplici, da scimmia, come “sputa la saliva”, ma ripetuti di continuo, a catena, per giornate intere. La probabilità non è stata, in questo caso, neppure calcolata, ma sul prato, gironzolando, potrò impazzire con tutta calma, sputando sui tanti piccoli insetti, formiche, anellidi, coleotteri, che sopravvivranno, loro, ovviamente, così ben decerebrati, immuni dal raggio scimmiesco. Ma qualsiasi possa essere la vera causa della fine del mondo, a meno che per uno strano guasto tutto non duri in eterno, e io passi l’eternità buttato su di un prato, essa potrebbe arrivare a dosi progressive, con singhiozzi e bizzarri disturbi, da motore ingolfato, prima del grande spegnimento, una cancrena alla gamba, chi oggi chi domani, una diligente amputazione, una mano esplosa, un armadio che perde sangue, di chi nessuno lo ricorda, ma è luccicante e sospetto, di animale si spera (di tartaruga?), e lo si asciuga in fretta. Ma comunque finisse, a degradazione lenta o d’un colpo, sarà di sicuro nel prato, non potrà accadere altrimenti che qui, ne sono formalmente certo, come un pic-nic sull’erba, ma senza tovaglia né vino, masticando l’aria e la luce.








