Ultima corrispondenza epistolare tra un marinaio e un cartografo stellare
Pubblicato da V. Birra su 19 Aprile, 2008
[Quelli che seguono sono il terzo e il quarto frammento del vasto carteggio disperso da cui abbiamo recuperato gia due lettere ( I, II ). Queste, che ora vi presentiamo, sembrano essere le ultime di una corrispondenza impossibile; le date sono lontane eppure i due scritti si agganciano perfettamente. Forse è solo suggestione. Vincenzo Birra]
Hven 14 Novembre 1572
Caro Phe,
amico mio, sono passati dieci lunghi anni dall’ultima lettera; dieci anni passati e persi in uno studio tanto allettante quanto infruttuoso. È sempre stato, per me, un piacere parlarti dei miei studi; d’altronde sai che sei stato quasi un maestro. Il tuo bagaglio di conoscenze, ereditato da avi Fenici, mi ha sempre affascinato; ti conferisce il fascino da “Essere” secolare. Perdonami, ma questa volta ti scrivo per darti cattive notizie: sono venuto meno al patto, il nostro, Ricordi? «Una carta stellare ogni dieci anni» da allora ne ho confezionate con magistrale cura, quattro. Dovrai fare a meno della quinta per le ragioni sconcertanti che seguono immediatamente.
Da anni, nonostante il dolere del collo, ho lo sguardo rivolto al cielo alla ricerca di corpi fissi che da tempo aspettano di essere scovati. Pochi giorni fa, però, sono arrivato a una scoperta sensazionale; nella costellazione di Cassiopea qualcosa sta nascendo. Ora scrivo alcune pagine per la nascitura. Vorrei riuscire a comunicarti il mio sgomento. Ciò che ritenevamo immutabile, immutabile non è, non c’è nessuna fissità. Spero che la notizia non ti turbi più di quanto ha fatto con me, ma era necessario comunicartela. Ora ti chiedo: Perché non termini il tuo viaggio? Da secoli ormai gli uomini usano la bussola e guardano a terra, dove, a quanto dicono, avvengono cose più strabilianti che in cielo. Poi, non ti accorgi che continuando così ti chiudi in una gabbia che, a quanto pare, cresce in numero di sbarre?
Pertanto ti invito a stabilirti presso il mio osservatorio e ti saluto sentitamente.
T.B
- 15 Settembre 1603
Caro Tycho,
ti ringrazio (comunque) per l’impegno e per le informazioni. Voglio però, mio malgrado, rivelarti la verità, la verità che da tempo ti nascondo. Non sarei comunque venuto a ritirare quella carta; se anni or sono ho voluto iniziare questa corrispondenza, l’ho fatto per la stima e l’affetto che nutro per la tua persona. Per quanto riguarda le carte; diedi un occhiata alla prima, poi le seguenti sono state tutte riposte in un vaso, le spirali superiori si sono bagnate, riempite di crepe ed arricciate. Ora assomigliano a fiori di carta.
Per il resto; tu stesso hai ricordato i miei avi. Da tempo uso il loro metodo di orientamento, la loro Bussola, L’Orsa. L’ho guardata attraverso gli occhi di diverse razze e culture. Quella Celtica: il carro di Artù è per loro e il suo movimento circolare ispirò la forma della famosa tavola. Poi quella Araba per cui il quadrato feretro è seguito dai piangenti, e infine quella Cherokee dove l’Orsa è inseguita da cacciatori; la caccia si sposta sempre più verso oriente. Per quanto riguarda la “Gabbia Stellare”… beh… non credo ci sia qualcosa di più stupefacente. La osservo da tempo, la studio per cercare di evaderla evadendo, così, il mio unico confine. Ti confesso un segreto: ci sono riuscito! E ora che sono fuori me ne resta solo un dolce ricordo.
Infine voglio parlarti della tua scoperta, che è giusta, di certo, ma ti manca riempire l’altro piatto della bilancia; ci sono, come hai ben potuto constatare, delle nasciture, ma al contempo esistono delle moriture. Molte sono già morte, anche se ne vediamo ancora il chiarore; quel lucore è il loro riverbero, quanto vale questa lettera per me…









19 Aprile, 2008 a 10:08 am
Tycho…Tycho Brahe?
‘Molte sono già morte, anche se ne vediamo ancora il chiarore; quel lucore è il loro riverbero, quanto vale questa lettera per me…’
Qui c’è tutto il senso non solo dell’arte ma della vita umana. Nulla è fisso. Ma la luce viaggia forsennatamente nello spazio, oltre la morte del corpo, quale che sia la distanza. Alla ricerca instancabile del vuoto.
19 Aprile, 2008 a 11:16 am
Caro Enzo
sporadiche dimenticanze grammaticali non macchiano comunque la scorrevolezza del testo.
C’è una sola nota dolente: l’anno in cui scrive Tycho, la costellazione di Cassiopea non era stata ancora scoperta ( o per lo meno non aveva ancora quel nome), l’avvenimento ricorrerrà dopo circa un secolo di distanza dalla tua data.
Abbiamo già affrontato questo discorso: il lettore è disposto a credere a tutto, ma non vuole essere preso in giro.
Non dico che tu l’abbia voluto fare, ma la mancanza di documentazione in quel particolare ( l’unico, per il resto ben documentato) finisce per far storcere il naso ai puristi o a quelli che come me cercano di darti consigli per accrescere la tua capacità espressiva.
Un abbraccio, G.
20 Aprile, 2008 a 10:01 pm
caro Genni,
se storci il naso perché cerchi di dare consigli, evita di darne, così non storcerai più il naso.
20 Aprile, 2008 a 11:11 pm
Caro cb
il tuo commento mi è parso fuori luogo e aggressivo. Mi sembra che assumiate questo tipo di atteggiamento ogni volta che viene mossa una critica, e questo non è un buon segno di umiltà.
Conosco Enzo e so che ha un certo talento, sicuramente acerbo. Quindi io, da amico, cerco di fargli notare delle cose ( senza avere mai la presunzione di insegnare) che potrebbereo servigli per sfornare in avanti scritti sempre più completi ( o che almeno non manchino dei fondamenti primari di un testo scritto che si presenta come tale - uno dei quali è l’adeguatezza storica che manca in quello specifico particolare).
Quanto ad Enzo: spero tu abbia carpito il senso del mio commento e che non ti sia offeso. Non era mia intenzione. Sai cosa penso di te.
Un abbraccio, G.
21 Aprile, 2008 a 10:59 am
Caro Genni ti ringrazio per il commento. Per quanto riguarda “l’errore”, mi serviva denominare in qualche modo la costellazione e la “verisimiglianza”, come sai, è trascurata totalmente dalla mia ricerca. Ringrazio anche Marco che pure ha colto un senso…
Un Abbraccio, V.B
21 Aprile, 2008 a 2:01 pm
Ma siamo sicuri?leggo su wikipedia che la costellazione di Cassiopea già compariva nell’Almagesto di Tolomeo…
21 Aprile, 2008 a 9:22 pm
Per quel che ne so io la costellazione è stata “riconosciuta” intorno al 1660. Questo non vuol dire che non fosse nota in precedenza, magari era indicata sotto un nome diverso.