Il Torrente Bagnava Le Mie Scarpe

di Filippo Ansieri

Non ero più in grado di ritrovarmi
Mi cercai in oscuri amuleti, belle
Pagine, nelle perversioni di questo tempo
Capii di dover fuggire
di cercarmi tra volti ignoti
In architetture mai viste,
che sfidavano la gravità, così
La vita divenne il mio viaggio
In terre lontane, tra altri uomini.
Cercavo la guerra in quest’anima
E un modo difficile per vivere
A pieno questa incompiuta umanità.

Mi lascio abbandonato in un campo
Ascolto il ronzio degli insetti
Guardo il disco d’oro del cielo
Decifro il passaggio d’uccelli
Gl’arbusti resistono al gran caldo
Chiudo gl’occhi cercando un senso
Tu mi muovi come corpo morto
Mi preservi da questo contatto.

Cercavo l’eterna morte
in due parole
Il torrente bagnava le mie scarpe.

22 Risposte a “Il Torrente Bagnava Le Mie Scarpe”


  1. 1 A.C. 1 Aprile, 2008 alle 2:50 pm

    gentile signor ansieri,
    non le sembra che la sua poesia si riduca ad una chiusura delle tematiche del primo ungaretti nella metrica montaliana?

    a buon intenditor…

    ac

  2. 2 Filippo Ansieri 1 Aprile, 2008 alle 4:13 pm

    La sua osservazione signor AC può essere giusta anche se nella poesia entrano altre tematiche proprie del novecento come il viaggio.
    Mi dispiace notare che la sua più che una proposta di confronto sembra essere una attacco proprio di quelli che definisco, scherzosamente, nazi-intellettuali; pertanto la invito ad essere più attento e ponderato nelle sue critiche e a prestare ascolto a quella che è l’ispirazione che supera i due grandissimi autori novecenteschi.
    Rimanere affascinati da alcuni autori, prenderne alcuni elementi, ri-utilizzarli, renderli propri, penso sia un processo formativo per un poeta. La mia non è pedestre imitazione ma il fatto che lei non lo noti non mi sorprende affatto.
    Questa poesia non è gran chè (anzi mi fa quasi schifo) e il motivo per cui le rispondo in questo modo, così risentito, è per la sua arroganza: un atteggiamento anti-intellettuale.
    a risentirci
    (e legga meglio)

  3. 3 A.C. 1 Aprile, 2008 alle 4:24 pm

    gentile signor ansieri,
    sappiamo bene io e lei che il mio commento, più che arrogante (aggettivo che non riesco in alcun modo ad avvicinare alla mia persona), era ammiccante. lei sa perchè. si vede che non è un buon intenditore.

    sentitamente
    ac

  4. 4 cb 1 Aprile, 2008 alle 5:34 pm

    Caro Ansieri,
    ammesso che A.C. sia stato arrogante, e non mi sembra a dire il vero, anche la sua risposta lo è stata. Stia attento alla bile quando questa tenta di prendere il sopravvento. L’osservazione del Signor Lettor A.C. potrà esserle parsa disturbante, e pure le pone un problema serio: la sua poesia non è una imitazione su scala ridotta di due capisaldi del novecento poetico italiano? Più che un naziintellettuale, mi pare un lettore impertinente…al pari dell’Ansieri…
    sbollite gli spiriti guys

    cb

  5. 5 Filippo Calvino 1 Aprile, 2008 alle 7:19 pm

    Caro Filippo Ansieri, a dispetto di quanto detto, non ritengo che la sua composizione possa in alcun modo essere avvicinata a capisaldi della letteratura contemporanea quali Ungharetti e Montale. Se l’intenzione dell’autore mirava ad una pseudo-imitazione o riutilizzazione di alcuni degli elementi da questi utilizzati, di sicuro è poco riuscita.
    La creazione mi pare del tutto antimusicale nonchè antilirica, la sintassi corposa l’appesantisce tanto da stentarne la lettura. L’autore avrebbe potuto utilizzare una penna più lieve considerato l’argomento già abbastanza tediodoso. Non vi sarebbe stata alcuna differenza se l’autore avesse reso il lavoro in prosa piuttosto che in versi.Non riconosco i connotati lirici in questo vorticoso, caotico, disordinato turbine di parole gettate li a caso.Il linguaggio è poco ricercato, fin troppo ampolloso,denota scarso esercizio di labor limae. Provi a lavorare con più attenzione, magari con un dizionario alla mano.L’atteggiamento di presunzione e di critica gratuita ai lavori altrui, sono condivisibili solo se sorretti da un’adeguata preparazione in merito.
    Da lettore le consiglio di rivalutare le sue aspirazioni da scrittore o comunque di lavorarci con un esercizio costante ed assiduo, ma soprattutto da uomo le suggerisco di praticare modestia ed umiltà.
    F.C.

  6. 6 Charlie Brown 666 1 Aprile, 2008 alle 7:22 pm

    caro cb, ti spiegherò al più presto la questione. giusto per farti due risate per l’incomprensione sorta tra me ed l’esimio signor ansieri.

    ad maiora

  7. 7 Filippo Ansieri 1 Aprile, 2008 alle 7:26 pm

    Hai perfettamente ragione, la mia risposta è stata eccessiva.
    Su questo sito domina un’area di tensione che non fa ragionare con calma.
    Il problema posto è giusto anche se mi sembra banale.
    Molti non sanno che Filippo Ansieri ha vent’anni, legge, studia, s’innamora ogni giorno, saltuariamente muore e cerca la sua posizione. Dell’ultimo periodo il verbo più importante è “cerca” il che vuol dire che non si vede come un poeta maturo ma si sta guardando intorno.
    A mio avviso Filippo Ansieri ha “reso proprie” alcune tendenze del Novecento e mi sembra molto riduttivo parlare di lui come un “rielaboratore a piccola scala” di grandi autori.
    Infine vedo che l’Autore in questo modo tenta un dialogo con la tradizione passata, con quella sorta di eco che oggi si avverte. L’eco del post-moderno.

    f.a.

  8. 8 Filippo Ansieri 1 Aprile, 2008 alle 8:17 pm

    Bhè ragazzi ora direi che sia il caso di calmarsi un attimino.
    Punto 1 mi sembra ridicolo che qualcuno su questo sito possa considerarsi un “letterato”. Si può essere interessati di letteratura, aver letto qualche libro, avere passione, ma da qui a considerarsi dei letterati ci passa un abisso.
    Punto 2 se qualcuno ha critiche da fare le faccia, ma per favore che non si scada in sterili attacchi personali, da questo atteggiamento non si ricava niente.

    Un saluto a tutti gli aspiranti letterati da un asfisiato aspirante letterato.

    f.a.

  9. 9 Charlie Brown 666 1 Aprile, 2008 alle 10:29 pm

    attacchi personali? .-.
    caro f.a., credo che noi due abbiamo chiarito privatamente la natura scherzosa dei miei commenti – citazioni da conversazioni passate che personalmente nn ricordo.
    ricordiamoci di quello che siamo. come dice giglio, intelligenti pauca (LOL)

  10. 10 cb 2 Aprile, 2008 alle 9:09 am

    In quanto padrone di casa sono costretto a dire due parole:

    come già detto: calmate i vostri bollori testosteronici, men!

    poi: in questo Posto non domina un’aria di tensione: basta andare a leggere i commenti di altri post e vi troverai un fertile scambio di punti di vista. (Penso al racconto ‘Alla stazione’ o alla poesia ‘E se non ci fosse differenza’ o agli articoli deleddiani). Quindi, Signor Ansieri, fa’ un po’ più di attenzione ai posti che frequenti, sembri non conoscerli molto bene.

    altra cosa: ti prego, Ansieri, di non venire a parlare delle persone che frequentano gestiscono amano questo Posto: parla per te e di’ pure che non ti consideri un letterato, che sarebbe ridicolo anche solo pensarlo, ma, poiché qui nessuno si è mai fregiato di alcun titolo, non venire a dire che ‘i ragazzi’ ridicolmente si chiamano ‘letterati’.
    Parlo per me, di me e del piatto in cui hai mangiato con aria un po’ schifata: non mi considero niente, l’anagrafe non vale niente, non sono interessato di letteratura, non ho letto qualche libro, ma io qui sto facendo letteratura, la sto praticando, alla faccia dei risultati, già pronto al fallimento. E non metto le mani avanti. So quello che sto facendo, e non mi giustifico con un’aspirazione dovuta alla giovane età. (…sai da quanti anni vivo?….).

    Per quanto riguarda gli attacchi personali: sono sterili, ma nazintellettuale non è espressione mia.

    Notizia: Filippo Calvino ha contattato la redazione de Linutile via mail e, oltre a scusarsi per il tono forse troppo acceso del suo commento (senza pentirsene), ha chiesto di collaborare al sito e probabilmente accadrà, anche perché, ho scoperto, dietro F.C. non si cela alcun altro se non F.C.

    cordialità

    cb

  11. 11 Filippo Ansieri 2 Aprile, 2008 alle 9:25 am

    Caro Filippo Calvino,
    stamattina ho riletto i tuoi precetti e ho già cominciato a studiare lo Zingarelli, sono arrivato a pagina 104, tu a che stai?
    Ho già rimediato ad alleggerire la sintassi della mia poesia eliminando verbi e aggettivi; con i soli sostantivi è più diretta più lirica, infine ho comprato una Bic per avere una penna più leggera.
    Per quanto riguarda l’argomento mi riprometto di leggere meno classici e di pseudo-imitare autori di secondo piano così che voi abbiate l’impressione della mia originalità, sicuramente uno dei canoni da rispettare per essere alla tua altezza. Se non si è profondi, se non si è sensibili, si faccia in modo di almeno essere originali!
    Per aiutarti nei prossimi componimenti metterò versi come “ah mio cuore” oppure “oh me affranto” così puoi riconoscere che si tratta di poesia e non stai lì a scervellarti su come doverla catalogare: poesia o prosa, poesia o prosa??? Ovviamente se hai cosigli su come far riconoscere che si tratta di poesia e non di prosa dimmelo cosi posso pseudo-imitare anche te…
    Infine ti ringrazio per avermi fatto rendere conto che le mie aspirazioni da scrittore sono del tutto infondate, se tutto va bene e accettano il mio curriculum comincio a lavorare in un’impresa di pulizia, lì magari la mia poesia può essere accettata, chissà?!
    Ti ringrazio ancora e a presto

  12. 12 Filippo Calvino 2 Aprile, 2008 alle 1:06 pm

    Caro Filippo Ansieri,
    la mia critica non era di materia personale(non conosco lei ne la sua formazione).Mi rammarico del fatto che il mio intervento sia stato motivo di risentimento.Forse l’autore oltre a peccare di troppa presunzione(ho avuto modo di leggere parte di alcuni dei suoi infanganti commenti ad altri lavori) è anche permaloso fino all’eccesso. Ho semplicemente analizzato il suo lavoro demolendolo punto per punto(da notare l’attenzione prestata a sintassi,linguaggio e liricità) e non trovandolo gradevole alla lettura. Non vedo cosa ci sia di personale in questo!Mi aspettavo un’ esecuzione da grande artista visto l’attegiamento di pungente critica a cui l’autore ci ha frequentemente abituati!
    Mi fa piacere che lei abbia cominciato una revisione del suo lavoro. Mi creda è necessario!
    Per quanto riguarda l’appunto sulla penna, mi pare del tutto fuori luogo. Forse non le è chiaro il senso del mio suggerimento.”penna leggera” sta per lievità della srittura,una modalità atta a tangere sfiorando delicata il tema, ma allo stesso tempo incidendo indelebile, con la forza espressiva del martello.(pensavo non fosse necessario specificare il senso delle mie parole) Beh un pò d’intuizione ogni tanto non guasta, gentile signor Ansieri, soprattutto per chi, come lei, parla di ispirazione originale!
    In ogni caso non ricordo di aver mai sostenuto la tesi secondo la quale la sua fosse un’imitazione di Montale ed Ungharetti(la memoria le sta tirando una bella beffa!)se lo fosse stata il suo sarebbe di certo un lavoro di migliore qualità!
    Chiaramente non è necessario usare vocativi per dare liricità ad una poesia! Dal mio modesto parere di lettore (e in questo trovo scorretto parlare di “altezza”) suppongo che la lirica differisca dalla prosa in merito al linguaggio utilizzato più contratto, ricercato,isolato, in merito alla tecnica(uso di metro adeguato,e relative figure retoriche)in merito all’estrapolazione del senso anche solo in un do. La musica,il ritmo che ne trai dalla lettura fanno una poesia!
    In ultima analisi la invito a moderare i toni saccenti ed irriverenti, ad accettare sportivamente le critiche e a limitare gli eccessi focosi dettati dalla vanità del suo ego.
    F.C.

  13. 13 Filippo Ansieri 2 Aprile, 2008 alle 1:37 pm

    Caro Filippo,
    innanzittutto diamoci del tu.
    Ho letto con piacere la tua risposta, mi ha divertito molto.
    Abbandono ogni atteggiamento risentito e saccente.
    Il mio riferimento alla Bic era chiramente un atteggiamento scherzoso, mi dispiace non sia stato colto.
    Ti propongo alcune riflessioni: la prima riguarda il linguaggio. Ho usato, e uso frequentemente nei miei scritti, parole che sono comprensibili da tutti, anche dai pescivendoli, salvo qualche intarsio che di solito è una citazione, un modo di legarmi a qualche autore in particolare. Questo è un insegnamento che ho ricevuto dalla redattrice del giornale per cui scrivo sul quale sto ancora riflettendo ma sostengo la sua validità generale, tra l’altro non mi sembra l’unico esempio nella lirica italiana: liriche semplici e comprensibili sono state scritte dal grande Saba.
    Per quanto rigurda la musicalità della composizione sono stato attento ad usare l’endecasillabo e il settenario nel modo più preciso che potevo ma la scarsa pratica con la metrica ha prodotto risultati stanchi come hai giustamente notato e forse la troppa attenzione a questo aspetto ha finito per intaccare il senso della poesia.
    Lasciando da parte ogni atteggiamento agonistico -proposito che ho tutta l’intenzione di rispettare in futuro- credo che ad un occhio attento si sveli l’elaborazione di questa lirica, ad esempio l’alternarsi di forme passate e presenti del verbo e le varie figure retoriche disseminate lungo i versi.
    Voglio suggerire una chiave di lettura: la poesia è nata da una ricerca sulle mie origini, da un analisi del senso di estraneità ed evasione che caratterizza il mio animo e dall’impossibilità di giungere ad una soluzione.
    Infine sulla forma che tu hai defito vicino alla prosa devi darti ragione. La mia ricerca non ha ancora individuato un campo preferito, saltello tra prosa e poesia a secondo dell’ispirazione, quando, prima di morire, scrissi questa poesia ebbi l’immagine di me moribondo steso in un campo stremato da questa ricerca senza fine e così buttai giù i primi versi.
    Sinceramente mi dispiace un po’ che non sia stato apprezzato nulla della mia lirica e spero che con queste indicazioni qualcuno abbia modo di rivisitarla con altri occhi.
    f.a.

  14. 14 veltins 2 Aprile, 2008 alle 6:46 pm

    Non voglio entrare nel merito dei commenti precedenti, non ho avuto la pazienza di seguirli, quindi guardate il mio staccato dagli altri.
    Bella poesia da leggere più volte ad alta voce così da entrare nel percorso interiore dell’autore.
    Quante volte ci è capitati di voler “abbracciare” la vita tutta insieme bella o brutta che sia?
    E quante volte si è sentito il desiderio di “fermarsi” per poter guardare se stessi da un’altra prospettiva?
    Ebbene in questo caso Filippo ci è riuscito, anche se solo per un attimo poichè i suoi piedi bagnati lo hanno riportato alla realtà.
    Questa è la mia interpretazione, dimmi cosa ne pensi.

  15. 15 veltins 2 Aprile, 2008 alle 9:09 pm

    Ho finito di leggere tutti i commenti e a me pare che si parli più di litigi interpersonali che della poesia in questione, restiamo lontani dal Maurizio Costanzo Show, ve ne prego.

  16. 16 Filippo Ansieri 2 Aprile, 2008 alle 10:03 pm

    Devo dire che hai colto molti elementi che volevo si notassero. Forse i piedi bagnati è qualcosa di più, diciamo un risvolto che non avevo ancora scoperto(ma molto convincente) e che mi ricorda una parte, verso l’inizio, di “Conversazione in Sicilia” di Vittorini. Avete presente?(…se volete posso cercarlo e lo posto)
    Prima leggevo l’immagine delle scarpe solo come simbolo di fuga che però veniva bloccata dall’improvvisa morte. Inoltre mi sono accorto che “la scarpa” è un simbolo che mi perseguita, ritorna spesso nei miei scritti e nei miei schizzi, che vorrà dire?
    Grazie per il tuo intervento!
    f.a.

  17. 17 Omunculus 3 Aprile, 2008 alle 5:21 pm

    è ironico come veltins intervenendo a sproposito abbia centrato l’argomento di più dei due che stavano parlando prima! :D

  18. 18 Meursault 5 Aprile, 2008 alle 11:16 am

    Di endecasillabi e settenari, in verità, ce ne vedo ben pochi(oppure avrò perso l’abitudine a contare decentemente sinalefi e sineresi)ma il testo gode di una musicalità autonoma che prescinde dai conformismi metrici.
    Quello che manca?la sintesi. Il componimento specula su troppe immagini e non dico, con questo, che avrebbe dovuto cercare soluzioni ermetiche ma che avrebbe dovuto fare un’operazione di intarsio e cesellatura senza per questo tradire l’isipirazione che, per quanto risulti appesantita da letture autoriali, c’è e si sente.
    Non condivido invece l’atteggiamento speciosamente critico di smantellare il testo come il motore di un automobile. Liberiamoci dalle ipoteche delle tradizione strutturalista e leggiamo il testo con più indipendenza(non con leggerezza, ovviamente).
    Insista nel suo percorso e legga molto. I risultati(mi passi il termine aziendale)arriveranno. Il nemico dal quale guardarsi?la fretta.

    Saluti, Marco

  19. 19 Filippo Ansieri 5 Aprile, 2008 alle 5:53 pm

    Ti ringrazio per il tuo commento.
    Per quanto riguarda la metrica so di dover lavorare molto anche perchè nel nostro tempo si è persa un po’ l’abitudine ad utilizzarlo. Penso che anticamente la metrica era connaturata agli scrittori. Basti vedere Dante che riesce a scrivere ciò che vuole in terza rima o Petrarca che non sbaglia un endecasillabo. So bene che si tratta di massimi poeti ma vorrei insistere sulla naturalezza con la quale usano il metro.
    Per un giovane scrittore quanto è importante la metrica? Questo è un problema che mi pongo continuamente: il rapporto tra il verso e il metro. Il verso (prendiamone ad esempio uno qualcunque di C. Pavese) può di per sè fondare una metrica? Il suono, il ritmo scandito dalle sole parole, può reggere il confronto con la metrica tradizionale?
    Riflettiamo.

  20. 20 Meursault 5 Aprile, 2008 alle 7:50 pm

    Beh, di sicuro è importante interrogarsi sull’attualità della metrica dopo il trionfo del versoliberismo e le pratiche dissacratorie del linguaggio post-moderno(basti pensare al gruppo ‘63, ad Elio Pagliarani, Zanzotto, Sanguineti). La metrica, oggi, non è una scelta tanto necessitata da risultare naturale, come hai fatto giustamente notare per autori del tempo che fu, ma può essere un buon viatico per riprendere le fila di un discorso poetico, di una tradizione, quella italiana, selvaggiamente depredata dagli sperimentalismi intellettualistici degli ultimi trent’anni. Riprendere l’endecasillabo e il settenario, come fa ad esempio Daniele Piccini, significa avviare un percorso di recupero e reinserimento di autori come Montale o Petrarca. Tuttavia non bisogna, oggigiorno, ingabbiare uno scritto nelle prigioni della metrica per guadagnarsi i diritti di cittadinanza poetica anche se è bene recuperare un discorso che negli ultimi tempi è andato perduto. Il versoliberismo ha avuto senz’altro il grande merito di aver ’sdoganato’ la poesia presso il grande pubblico e di averla liberata dalle caratteristiche del fenomeno settario, ma ha anche spinto gli autori a ribaltare anarchicamente i fundamenta inconcussa del linguaggio poetico esponendolo a contaminazioni virulente ed indecorose a detrimento di una tradizione che, in ogni esperienza nazional-letteraria, è un termine imprenscindibile per ogni crescita futura.Si può, quindi, tranquillamente scrivere in verso libero ed alternare ad esso un endecasillabo. Tutto sta alle scelte dell’autore e in particolare alla cadenza che vuole imprimere al testo.Dici bene quando parli di metri ‘connaturati’ all’autore e bisogna riattivare proprio quei meccanismi di sonorità del verso che sono ormai disinnescati nella nostra poesia. Non ti nascondo che dopo frequentazioni poetiche piuttosto reiterate(Montale e Dante in primis)mi escono naturali versi in endecasillabo, quasi come se attingessi ad una musicalità archetipica o ancestrale di cui tutta la tradizione italiana risulta informata dal ‘200 ad oggi.

    Saluti, Marco

  21. 21 Meursault 5 Aprile, 2008 alle 8:27 pm

    ‘Il suono, il ritmo scandito dalle sole parole, può reggere il confronto con la metrica tradizionale?’

    A questa domanda specifica(che mi era sfuggita nel commento precedente) ti rispondo sì, si può. L’endecasillabo di Montale non è poi lo stesso di Petrarca o di Dante solo perchè vi sia lo stesso ‘pacchetto’ di sillabe. Posso tranquillamente trovare il ‘metro’ di Montale in un verso di Sereni che supera abbondantemente le 15 sillabe laddove replica le stesse sonorità e le stesse suggestioni fonosimboliche. Non dimentichiamo che, come recita la tanto abusata formula di Paul Valery, la poesia è un pendolo che oscilla tra suono e senso ed ogni autore ha un ‘metro’ personalissimo anche quando rispetta il conteggio tradizionale delle 11 o delle 7 sillabe: il metro(anche quello canonico)deve essere un mezzo, un veicolo di senso e suono, mai un fine.

  22. 22 Filippo Ansieri 6 Aprile, 2008 alle 12:11 pm

    Caro Marco,
    il tuo prezioso intervento mi ha aiutato a mettere in ordine alcune idee che tempo fa avevo partorito. Complimenti per la tua lucidità, parli con sicurezza e cognizione, segno, forse, che ti occupi di questi problemi già da tempo.
    Spero che la tua presenza sul blog sia assidua.

    Saluti.

    Filippo Ansieri


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