Oltre
Pubblicato da collaboratori su 27 Marzo, 2008
di Nicola Giacco
Oltre un semplice gesto 

animato da debole noia….
Oltre una parola buttata
senza forza su un pavimento
immacolato….
Oltre semplice acqua scolorita
gettata in una tazza marmorea
senza odore di piacere….
Oltre il tedio traforante che
si estende sulla pelle come una
vestaglia di seta notturna….
Oltre quella paralisi che mi
soggiunge quando mi fermo a pensare….
Oltre lo sputo di volgarità
con cui la vita si pulisce il viso….
Oltre quella paura di veder crollare
le colonne delle proprie certezze….
Oltre il brivido di sentirsi pugnalare
nella mente da chi non ce lo saremmo
mai aspettato….
Oltre quello strano treno di suoni
che, su e giù, mi corre via tra le vene
e le dita dei piedi….
Oltre quel senso di indifferenza che
il vento dell’ignoto reca sul mio capo….
Oltre quelle parole scambiate tra bocche
sconosciute solo per il gusto di farlo e
non per ciò che voglion dire… .
Oltre ai bui senza voce che vomitano
sulle mie spalle il loro essere inutile….
Oltre quei passi senza rumore che faccio
quando vivo senza compagnia ….
Oltre quelle scritte di rabbia che scruto
nei cessi di tristi e squallide
metropolitane….
Oltre quella fervida immaginazione
che, in istanti matti, brucia dentro il
mio corpo, sotto le mie ossa, in mezzo
ai miei nervi….
Oltre quel senso di onnipotenza che mi invade
senza sosta quando sfoglio le pagine passate
di un passato su cui ho pianto, scritto, vinto
e ripensato….
Oltre quell’ effetto di cecità sorto dall’ansia
di non aver valore alcuno….
Oltre quei morsi di fame dati per
saziare una fame che non c’è….
Oltre quei cazzotti di accidia che sono
sempre gli unici a far cadere giù
questo involucro vuoto e pesante….
Oltre quelle gocce di sangue che,
fredde e nauseanti, colano dalla
fronte della mia anima quando indosso
gli abiti senza marca di una calma senza
logica di esistenza….
Oltre oltre oltre……..
Sono oltre tutto questo
O non lo sono mai stato?
Oltre una parola buttata
senza forza su un pavimento
immacolato….
Oltre semplice acqua scolorita
gettata in una tazza marmorea
senza odore di piacere….
Oltre il tedio traforante che
si estende sulla pelle come una
vestaglia di seta notturna….
Oltre quella paralisi che mi
soggiunge quando mi fermo a pensare….
Oltre lo sputo di volgarità
con cui la vita si pulisce il viso….
Oltre quella paura di veder crollare
le colonne delle proprie certezze….
Oltre il brivido di sentirsi pugnalare
nella mente da chi non ce lo saremmo
mai aspettato….
Oltre quello strano treno di suoni
che, su e giù, mi corre via tra le vene
e le dita dei piedi….
Oltre quel senso di indifferenza che
il vento dell’ignoto reca sul mio capo….
Oltre quelle parole scambiate tra bocche
sconosciute solo per il gusto di farlo e
non per ciò che voglion dire… .
Oltre ai bui senza voce che vomitano
sulle mie spalle il loro essere inutile….
Oltre quei passi senza rumore che faccio
quando vivo senza compagnia ….
Oltre quelle scritte di rabbia che scruto
nei cessi di tristi e squallide
metropolitane….
Oltre quella fervida immaginazione
che, in istanti matti, brucia dentro il
mio corpo, sotto le mie ossa, in mezzo
ai miei nervi….
Oltre quel senso di onnipotenza che mi invade
senza sosta quando sfoglio le pagine passate
di un passato su cui ho pianto, scritto, vinto
e ripensato….
Oltre quell’ effetto di cecità sorto dall’ansia
di non aver valore alcuno….
Oltre quei morsi di fame dati per
saziare una fame che non c’è….
Oltre quei cazzotti di accidia che sono
sempre gli unici a far cadere giù
questo involucro vuoto e pesante….
Oltre quelle gocce di sangue che,
fredde e nauseanti, colano dalla
fronte della mia anima quando indosso
gli abiti senza marca di una calma senza
logica di esistenza….
Oltre oltre oltre……..
Sono oltre tutto questo
O non lo sono mai stato?









29 Marzo, 2008 a 2:58 pm
Direi che fine è buona, forse l’unico spunto positivo che si riverbera stancamente lungo tutto il componimento.
Perchè credi di dover utilizzare tanti aggettivi che non aggiungono molto al sostantivo?
Una domanda: “Oltre ai bui senza voce che vomitano
sulle mie spalle il loro essere inutile….” sono i “buoi”? E perchè sarebbero inutili?
grazie per la risposta
f.a.
29 Marzo, 2008 a 8:13 pm
ringrazio per l’attenzione prestata al mio componimento, anche solo per lettura e commento. L’ambizione di uno srittore consiste pur solo nel suscitare un interesse positivo o negativo che sia.
chiaramente, la fine di una composizione non è che il punto d’arrivo di un intero percorso lirico che si dipana, alimentandosi, lungo tutto lo scheletro di immagini, di suoni, di emozioni, di percezioni.
credo che la quantità di aggettivi utilizzati attribuisca un senso di intensificazione ai singoli sostantivi: le poesie son fatte anche per accumulazione. il significato non è l’unico fine (se in ambito poetico si può parlare di fine) di una creazione poichè oltre e anche prima del significato esiste il significante. pensa ai balbettii dei bambini o alla musica.
nell’ultima osservazione l’educazione cede il passo ad un sarcasmo gratuito.
cordialmente
Nicola Giacco
31 Marzo, 2008 a 11:37 am
Caro Nicola, e cari lettori,
questo potrebbe essere lo spunto per qualcosa di più ampio.
Tu mi dici:”L’ambizione di uno scrittore consiste pur solo nel suscitare un interesse positivo o negativo che sia” e sinceramente non credo sia giusto. Piuttosto l’obbiettivo di un poeta deve essere quello di essere ascoltato per cui se ha qualcosa da dire la dica altrimenti taccia (in questo modo io spiego il silenzio di grandi scrittotri come Montale e altri).
Più avanti dici “credo che la quantità di aggettivi utilizzati attribuisca un senso di intensificazione ai singoli sostantivi: le poesie son fatte anche per accumulazione. il significato non è l’unico fine”. Anche io scrivendo poesia uso molti aggettivi ma il problema è che a volte un sostantivo ha forza anche da solo, ha una forza primordiale, rozza, che sa di sangue e terra e l’aggettivo, lì, aggiunge solo delicatezza, leggiadria, rarefazione, inutilità. Sembra un’ enunciazione futuristica ma credo abbia il suo fondamento.
Ti lascio con un’ultima domanda a cui prima hai dimenticato di rispondere: i buoi sono inutili?
f.a.
31 Marzo, 2008 a 1:43 pm
Caro f.a.
scrivi che ‘un sostantivo ha forza anche da solo, …, che sa di sangue e terra e l’aggetivo, lì, aggiunge solo delicatezza, leggiadria, rarefazione, inutilità’: cioè il sostantivo ‘latte’ ha sapore di sangue e di terra, mentre ‘nero latte’ ha un sapero delicato, leggiadro, rarefatto e pure inutile. Mi risponderai, naturalmente, che si necessita di un contesto per poter giudicare, ma, sinceramente, la ‘forza primordiale’ del sostantivo mi sembra uno slogan come un altro, un’ ‘enunciazione’ come un’altra: sarebbe come dire che Dante avrebbe potuto risparmiarsi l’aggettivo ‘oscura’ e poi ‘aspra selvaggia e forte’….
Secondo punto: un poeta parla secondo motivazioni che sono sue, necessità che non si risolvono nel farsi ascoltare da qualcuno, per lo meno non solo in quello.
All’ultima domanda non ho dimenticato di rispondere, perseveri nel sarcasmo gratuito oltre che sterile.
cordialmente,
Nicola Giacco
31 Marzo, 2008 a 2:09 pm
Come hai intuito tu stesso (e come ho suggerito con il “lì”) il contesto è di primaria importanza nella necessità, o meno, di aggiungere un aggettivo. La riflessione che ti proponevo è scaturita da i primi versi della tua poesia laddove scrivi
“pavimento
immacolato”
“acqua scolorita
gettata in una tazza marmorea”
“seta notturna”
a mio avviso tutti questi aggettivi ( in questo caso) non fanno altro che diluire il significato originale dell’ispirazione poetica.
la poesia, A MIO AVVISO, non è virtuosismo retorico ma nasce da un esigenza di comunicazione con il mondo e questa ispirazione deve essere mantenuta originale.
Ad ogni modo non arrabbiarti il mio è solo un tentativo di capire la tua poetica-tanto diversa dalle mia.
f.a.
1 Aprile, 2008 a 2:09 pm
Da questa poesia si evince che devi aver letto nietszche da poco…o quanto meno che ancora non lo hai digerito.
F.A. non concordo con la tua critica alle figure retoriche, in quanto ogni autore è libero di sceglierle a suo piacimento ma sopratutto è brutto mettersi a puntualizzare!
D’altra parte è vero quello che hai detto per quanto riguarda lo stile troppo diluito, pieno di aggettivi barocchi, rabbioso e poco spontaneo, il tutto accompagnato da un sottile retrogusto di “mi sembra di averlo gia letto da qualche altra parte..”
5 Aprile, 2008 a 11:25 am
Troppe anafore. Il componimento si disperde nei rivoli dell’autocommiserazione psico-letteraria per diventare un monologo interiore. Mi perdoni la sferza, cerco solo di essere onesto.
Cordialità, Marco