Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

Amos Oz: Contro il fanatismo

Pubblicato da collaboratori su 18 Marzo, 2008

di Diana D’Ambrosio
“la coerenza è l’estremo rifugio
degli uomini privi di fantasia “
(O.Wilde)

L’estrema coerenza e il fanatismo sono strettamente legati per il fatto che uno alimenta l’altro. Molto spesso, soprattutto negli anni dell’adolescenza, ci è stato detto della necessità di cambiare prospettiva, di imparare a non vedere solo in bianco e nero e di considerare le sfumature, ci hanno insegnato che la virtù sta nel mezzo: e forse, per quanto difficile da praticare, essa è una delle soluzioni del fanatismo.
Contro il fanatismo (Feltrinelli, 2004, 78 p., 4,50 €, trad. Loewenthal E.) è una raccolta di tre lezioni tenute all’Università di Tubinga nel gennaio 2002. Lo spunto è stato dato dall’attacco alle Torri Gemelle.

La prima lezione Passioni Oscure comincia così: “Un conto è dar la caccia a un manipolo di fanatici sui monti dell’Afghanistan o per i meandri di Gaza e Baghdad. Tutt’altra cosa è invece arginare, guarire dal fanatismo”. L’incipit indica chiaro e forte che il fantismo è una malattia che non colpisce solo i seguaci di Allah che si fanno esplodere perchè vogliono redimere l’Occidente peccatore. Il concetto di fanatismo non si può ridurre a questo.

La malattia è virale e, in quanto tale, è insito in ognuno di noi il rischio di contrarla. Non a caso, nella seconda lezione, Oz esemplifica con chiarezza fulminante che cosa è il fanatismo: “Conosco bene quei non fumatori capaci di bruciarti vivo se osi solo soltanto accendere una sigaretta vicino a loro! Conosco quei vegetariani capaci di mangiarti vivo per avere ordinato una bistecca! “

Il fanatismo si manifesta in modo evidente in coloro che, facendo appello alla loro coerenza (che bisognerebbe poi interrogare quanto intelligente), ritengono che tutto ciò che per loro è sbagliato sia male e pertanto debba essere combattuto. Questo non significa che non bisogna lottare per le nostre idee e per i nostri valori, tutt’altro, ma bisogna capire che in mezzo a due poli opposti c’è tanto, che non esistono solo le nostre convenzioni, ma esistono tante sfumature, e tante idee che non dobbiamo ritenere sbagliate perché non uguali alle nostre.

Non esiste il concetto di sbagliato, come non esiste il concetto di giusto, ma esiste il concetto di scelta.

Noi scegliamo ogni momento della nostra vita, ogni volta che abbiamo un confronto, ogni volta che ci affacciamo sulla soglia del mondo, ma queste scelte non posso essere dettate dalla nostra estrema coerenza, le scelte devono essere dettate dal compromesso.
Le scelte dettate dal compromesso ci permettono di andare incontro alle idee e ai valori degli altri, senza che questo significhi tradire i propri valori.
Amos Oz, quando parla di compromesso, parla di vita, è uno scrittore israeliano, è un uomo che ha sempre vissuto in quell’angolo di mondo che, secondo le nostre convinzion,i è il luogo dove il fanatismo è stato generato: anche lo scrittore da bambino, ci confessa, era un fanatico, ma è guarito da questa malattia grazie al confronto, grazie al dialogo, grazie al compromesso. Ovviamente l’autore riconduce queste idee di carattere universale al suo passato e al suo presente più vicino, quindi alla Gerusalemme di quando lui era bambino, che era occupata a combattere contro gli invasori, a quegli ebrei impegnati a trovare una soluzione per “sterminare” tutti gli arabi e, ovviamente, all’attuale conflitto Israelo-Palestinese.a cui è dedicato l’ultimo capitolo.

In uno dei passi più famosi del libro dice: “dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.”
Sfuggire alla morte, secondo Amos Oz, si può e le strade sono l’umorismo, ovvero la capacità di ridere di noi stessi, e il relativismo, ovvero ” la capacità di vederci come gli altri ci vedono”.

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