La cultura, la violenza: un’epistola

[Presentiamo un secondo frammento del vasto carteggio disperso, di cui qui abbiamo presentato la prima lettera recuperata, creduta unica superstite. Il lavoro dei filologi procede febbrile e si confida nella prossima pubblicazione di nuovi documenti. Oltretutto, le numerose mail di questi giorni, che ci hanno invitato a proseguire nel lavoro di ricerca, sono lo stimolo necessario nei momenti di stanca. Stateci alle costole. Ottavio Sellitti, cb]

Caro Enrico Fuente,
ho atteso la tua con trepidazione, cosa notevole ed insolita. Molto probabilmente è perché la tua risposta avrebbe dovuto farmi superare lo stallo cui erano giunti i miei pensieri, ciò non è stato, tuttavia mi hai permesso di riformularli trovandovi alcuni errori e forse alcune feconde immagini.
Tanto per esser chiari, quel che tu dici è vero, la via da te indicata è forse ora l’unica percorribile, ma a me non pare giusto, la verità è ben lontana dalla giustizia, questo è triste. Come noti a ragione, ora come ora, con la caduta del Muro ed il fallimento delle cosiddette Repubbliche socialiste europee sarà difficile che qualcuno possa vedere al di là del fallimento della pratica, la giustizia dell’idea. Enrico sto male, vedo dinanzi a noi un cammino duro, vedo i politicanti vergognarsi di stringere il pugno o incrociare falce e martello, sono stupidi, ciechi, su questo hai ragione.

Per la strada ascolto non notato i discorsi ed il fascismo è riconsiderato, si riempe la bocca, la gente, dei suoi lati positivi, della gloria, della guerra, dell’Italia vigorosa, convinti lo parificano al comunismo, non vedono le differenze radicali fra la realizzazione e l’Idea, mi è piaciuto molto ciò che hai scritto: “Lenin, Stalin, Mao, Castro ed ogni altro dittatore comunista non sono altro che fascisti con la maglia rossa.”
Non mi è piaciuto, devo dirlo, il tuo voler ricorrere alla violenza, questo ti rende davvero uguale ai tuoi fascisti, questi sono i loro errori, Enrico, la verità non va imposta, va compresa, la giustizia cambia con i secoli, in questo risiede la nostra speranza.
Sai, amico, Aristotele divideva gli uomini fra schiavi e liberi per legge naturale, si è riso di questa distinzione, come della diversa valutazione fra donne ed uomini, che ha visto le prime sottoposte ai secondi per numerosi secoli. Io, Enrico, spero che allo stesso modo si possa in futuro ridere delle nostre certezze d’oggi, del modello capitalista, del liberismo e dell’arrivismo.
Per far nascere questo riso la strada è una, la cultura, fino a che la mentalità sarà: fare-i-soldi-ad-ogni-costo- o: chi-è-ricco-è-bravo-e-capace-e-da-ammirare non si supererà lo stallo, stallo che non si può certo affrontare con le armi, altrimenti si genereranno solo morti, carceri censura, e ribelli della rivoluzione.
La gente deve capire che il ricco sembra felice quando compra la Porsche, dannandosi già inesorabilmente dopo pochi giorni per il desiderio di altro, come l’eroinomane da manuale che spasima per la prossima pera. Le persone devono poter comprendere che i monaci tibetani che vivono fuori dal mondo e che fanno paura, vivono felici e beati possedendo il nulla, essendo nella dimenticanza dell’avere.
Parliamo, scriviamo, cantiamo, disegniamo, educhiamo(etimologicamente) le menti fuori dagli schemi attuali, allora la speranza potrà illuminare le nostre fronti.
Enrico forse esagero, forse sono solo un sognatore e forse sono il solo sognatore, è ora che torni al lavoro, sai, sto traducendo un poema argentino, lo spagnolo è così musicale, le storie così ingarbugliate, mi sembra di rileggere Ariosto.
Enrico smetto di vaneggiare, sino almeno alla tua risposta ai miei parti.
Enrico non sono pazzo?

Tuo
Gianni Rodari

(Dedicato ai rivoluzionari, non armati, del mondo) 

Lascia un commento




Info

Creative Commons License
Linutile è pubblicato sotto Licenza Creative Commons. La paternità dei testi qui pubblicati è da attribuire a gli autori indicati di volta in volta. Inoltre Linutile non rappresenta un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001

Linutiledizioni

Niente è vero tutto è permesso

Un Aforisma

Se è assolutamente necessario che l’arte o il teatro servano a qualche cosa, dirò che dovrebbero servire ad insegnare alla gente che ci sono attività che non servono a niente e che è indispensabile che ci siano.

Eugène Ionesco.

Un dialogo

-...non capisco, cosa vuoi dire? -Non curo dire altre parole che frammenti di un discorso amoroso. -Pensi questo basti? -Credimi, una sillaba di troppo farebbe esplodere il mondo, dirne una in meno lo disgregherebbe. -Il Mondo? -Certo, il mio Mondo. -Allora Buona Fortuna, ne avrai bisogno! -La Fortuna l'ho avuta scoprendo il mio desiderio, la lascio a te, mi basta il tuo sorriso, amico.

?Random

Clicca per un post a caso

Feed

Commenti Recenti

La parte dell'Occhio (Flickr)

HPIM1175

HPIM0989

guitcup

More Photos