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	<title>Commenti a: Una lettera dispersa e ritrovata</title>
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		<title>Di: Ultima corrispondenza epistolare tra un marinaio e un cartografo stellare &#171; LINUTILE</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/11/una-lettera-dispersa-e-ritrovata/#comment-352</link>
		<dc:creator>Ultima corrispondenza epistolare tra un marinaio e un cartografo stellare &#171; LINUTILE</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 06:49:02 +0000</pubDate>
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		<description>[...] e il quarto frammento del vasto carteggio disperso da cui abbiamo recuperato gia due lettere ( I, II ). Queste, che ora vi presentiamo, sembrano essere le ultime di una corrispondenza impossibile; [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] e il quarto frammento del vasto carteggio disperso da cui abbiamo recuperato gia due lettere ( I, II ). Queste, che ora vi presentiamo, sembrano essere le ultime di una corrispondenza impossibile; [...]</p>
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		<title>Di: cb</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/11/una-lettera-dispersa-e-ritrovata/#comment-143</link>
		<dc:creator>cb</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 16:08:41 +0000</pubDate>
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		<description>ilaria scrive: &gt; la contraddizione potrebbe essere superabile, ma solo secondo una prospettiva utopica, non nella realtà.

e aveva scritto prima: &gt; noi oggi ricordiamo esclusivamente chi di arte ne ha effettivamente prodotta!

alla tua obiezione io opporrei questo dubbio: può l&#039;arte prodotta essere nient&#039;altro che escremento, cioè, dall&#039;etimo, &#039;il soverchio&#039; dell&#039;artista che, nel fare, si è disfatto diventando egli stesso un Capolavoro?
La linea che va da Nietzsche passando per Bene fino a V.B. non è utopistica, si pratica poiché arte è &#039;fare&#039;, un &#039;fare&#039; interno ed esterno contemporaneamente. 
E &#039;essere capolavori&#039; non vuol dire essere dannunziani. La Vita, con la lettera maiuscola che mutui da Simmel, credo, non si esaurisce nella pratica quotidiana, né nella pratica quotidiana, nelle mise e nelle mode e negli atteggiamenti si esaurisce l&#039;artista, o l&#039;individuo in generale. 

(Mi aspetto che la discussione prosegua fertile)

cb</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ilaria scrive: &gt; la contraddizione potrebbe essere superabile, ma solo secondo una prospettiva utopica, non nella realtà.</p>
<p>e aveva scritto prima: &gt; noi oggi ricordiamo esclusivamente chi di arte ne ha effettivamente prodotta!</p>
<p>alla tua obiezione io opporrei questo dubbio: può l&#8217;arte prodotta essere nient&#8217;altro che escremento, cioè, dall&#8217;etimo, &#8216;il soverchio&#8217; dell&#8217;artista che, nel fare, si è disfatto diventando egli stesso un Capolavoro?<br />
La linea che va da Nietzsche passando per Bene fino a V.B. non è utopistica, si pratica poiché arte è &#8216;fare&#8217;, un &#8216;fare&#8217; interno ed esterno contemporaneamente.<br />
E &#8216;essere capolavori&#8217; non vuol dire essere dannunziani. La Vita, con la lettera maiuscola che mutui da Simmel, credo, non si esaurisce nella pratica quotidiana, né nella pratica quotidiana, nelle mise e nelle mode e negli atteggiamenti si esaurisce l&#8217;artista, o l&#8217;individuo in generale. </p>
<p>(Mi aspetto che la discussione prosegua fertile)</p>
<p>cb</p>
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		<title>Di: ilaria</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/11/una-lettera-dispersa-e-ritrovata/#comment-142</link>
		<dc:creator>ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2008 15:28:27 +0000</pubDate>
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		<description>@ Enzo
Da un punto di vista logico trovo la tua un&#039;ottima (ed inaspettata) soluzione. Ma ho qualche riserva da esprimere. &quot;Smettere di produrre arte o capolavori ed essere dei capolavori&quot;:ma se non erro tra coloro i quali si sono cimentati in questi propositi noi oggi ricordiamo esclusivamente chi di arte ne ha effettivamente prodotta!
Il nostro Nietzsche aveva una precisa direzione verso la quale orientare le sue riflessioni: lo sprone alla nascita dell&#039;uomo nuovo tramite la riscoperta del &quot;dionisiaco&quot;, cioè della vita nella sua dimensione più immediata ed istintiva. La sua stessa concezione di arte ne risentiva.
Tuttavia,riconosciute le radici della citata osservazione, mi risulta dfficile concepire l&#039; Arte senza un prodotto d&#039;Arte.
La vita di un uomo come opera d&#039;arte, ma secondo quali termini di giudizio? In che forma una vita vissuta può essere considerata opera d&#039;arte? Di certo l&#039;esperienza Estetica novecentesca non fornisce a riguardo una risposta valida, nè tantomeno riesce a risolvere la contraddizione da me sollevata: il modello dell&#039;esteta proposto nel novecento è quello di un uomo che è essenzialmente estraneo alla vita ed in realtà intrattiene con essa, in modi anche sofferti e angosciosi, proprio le stesse problematiche d cui parliamo. La dottrina estetica mi pare che si riduca a nonm altro che  un &quot;modo di essere artista&quot;.Le tendenze estetiche, a dispetto della loro iperbolica esaltazione vitalistica, sono in realtà tendenze che non sfuggono alle inquietudini umane, non sanno risolvere la contraddizione,sono molto lontane dal realizzare un modello di &quot;Artistica pienezza vitale&quot; (per altro l&#039;esteta è proprio l&#039;esempio di un uomo isolato!). 
Tornando alla tua posizione, ho già sottolineato quanto la trovi logicamente valida. Ma secondo un più concreto riscontro con la realtà le mie riserve sono queste: secondo la soluzione che tu proponi, la contraddizione potrebbe essere superabile, ma solo secondo una prospettiva utopica, non nella realtà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Enzo<br />
Da un punto di vista logico trovo la tua un&#8217;ottima (ed inaspettata) soluzione. Ma ho qualche riserva da esprimere. &#8220;Smettere di produrre arte o capolavori ed essere dei capolavori&#8221;:ma se non erro tra coloro i quali si sono cimentati in questi propositi noi oggi ricordiamo esclusivamente chi di arte ne ha effettivamente prodotta!<br />
Il nostro Nietzsche aveva una precisa direzione verso la quale orientare le sue riflessioni: lo sprone alla nascita dell&#8217;uomo nuovo tramite la riscoperta del &#8220;dionisiaco&#8221;, cioè della vita nella sua dimensione più immediata ed istintiva. La sua stessa concezione di arte ne risentiva.<br />
Tuttavia,riconosciute le radici della citata osservazione, mi risulta dfficile concepire l&#8217; Arte senza un prodotto d&#8217;Arte.<br />
La vita di un uomo come opera d&#8217;arte, ma secondo quali termini di giudizio? In che forma una vita vissuta può essere considerata opera d&#8217;arte? Di certo l&#8217;esperienza Estetica novecentesca non fornisce a riguardo una risposta valida, nè tantomeno riesce a risolvere la contraddizione da me sollevata: il modello dell&#8217;esteta proposto nel novecento è quello di un uomo che è essenzialmente estraneo alla vita ed in realtà intrattiene con essa, in modi anche sofferti e angosciosi, proprio le stesse problematiche d cui parliamo. La dottrina estetica mi pare che si riduca a nonm altro che  un &#8220;modo di essere artista&#8221;.Le tendenze estetiche, a dispetto della loro iperbolica esaltazione vitalistica, sono in realtà tendenze che non sfuggono alle inquietudini umane, non sanno risolvere la contraddizione,sono molto lontane dal realizzare un modello di &#8220;Artistica pienezza vitale&#8221; (per altro l&#8217;esteta è proprio l&#8217;esempio di un uomo isolato!).<br />
Tornando alla tua posizione, ho già sottolineato quanto la trovi logicamente valida. Ma secondo un più concreto riscontro con la realtà le mie riserve sono queste: secondo la soluzione che tu proponi, la contraddizione potrebbe essere superabile, ma solo secondo una prospettiva utopica, non nella realtà.</p>
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		<title>Di: V. Birra</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/11/una-lettera-dispersa-e-ritrovata/#comment-135</link>
		<dc:creator>V. Birra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 18:27:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=149#comment-135</guid>
		<description>Penso che la contraddizione sia, anche se difficilemente, superabile; Smettere di produrre arte o capolavori ed essere dei capolavori(tutti i diritti riservati a Friedrich Nietzsche). Superando la semplice condizione umana.. bhe.. si supera anche questa contraddizione. Per quanto riguarda il sogno, non so dirti; forse stiamo solo sognando e ci illudiamo di vivere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Penso che la contraddizione sia, anche se difficilemente, superabile; Smettere di produrre arte o capolavori ed essere dei capolavori(tutti i diritti riservati a Friedrich Nietzsche). Superando la semplice condizione umana.. bhe.. si supera anche questa contraddizione. Per quanto riguarda il sogno, non so dirti; forse stiamo solo sognando e ci illudiamo di vivere.</p>
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		<title>Di: Ilaria</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/11/una-lettera-dispersa-e-ritrovata/#comment-132</link>
		<dc:creator>Ilaria</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 17:57:54 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Il generale brulicare dell&#039;intorno&quot;, un&#039;espressione che riesce molto bene nel suo tentativo di evocare la suggestione del &quot;muoversi&quot; della Vita intorno a noi. Un dinamismo che, naturalmente, è indifferente rispetto alla nostra scelta di prendervi parte o meno, ma al quale difficilmente sappiamo essere indifferenti noi e che, anzi, &quot;punge&quot; maggiormente proprio quando non se ne ha parte. In effetti si potrebbe sottolineare come, per contrasto, il movimento sia avvertito come tale proprio dal soggetto immobile. In realtà ancora più profondo sarebbe chiedersi quanto di oggettivo esista in questo &quot;brulichio&quot; e quanta parte invece ne eserciti la componente soggettiva della percezione. Il movimento esiste nel momento in cui lo avverti (e si potrebbe,dunque, mettere in discussione la stessa oggettività del carattere di indfferenza dell&#039; &quot;intorno&quot;; è tipico della lirica dipingere come esasperatamente indifferenti paesaggi che al contrario appaiono profondamente intimi ed interiorizzati). Il &quot;brulichio&quot;, insomma, per quanto indifferente possa apparire, tuttavia appartiene proprio a te. Ma naturalmente si tratta solo di un&#039;interpretazione.

Ho accennato ad un &quot;soggetto immobile&quot;, e su quest&#039;immagine voglio trarre dal testo un ulteriore spunto di riflessione: il rapporto tra vita-arte-sogno. 
Il punto di vista dell&#039;emarginato è, spesso, quello preferenziale dell&#039;artista (forse proprio perchè meglio sa cogliere il movimento), tuttavia io credo che l&#039;arte si nutra di Vita, che non possa esistere senza di essa. 
Come risolvere la contraddizione? 
Ed il sogno, come definirlo? E che ruolo assegnargli nell&#039;ambito dell&#039;arte e in quello della Vita? 
Una possibile interpretazione lo vorrebbe come un &quot;collante&quot; tra le due. Si può essere d&#039;accordo?

Invito ad accogliere questi miei spunti ed approfondrli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il generale brulicare dell&#8217;intorno&#8221;, un&#8217;espressione che riesce molto bene nel suo tentativo di evocare la suggestione del &#8220;muoversi&#8221; della Vita intorno a noi. Un dinamismo che, naturalmente, è indifferente rispetto alla nostra scelta di prendervi parte o meno, ma al quale difficilmente sappiamo essere indifferenti noi e che, anzi, &#8220;punge&#8221; maggiormente proprio quando non se ne ha parte. In effetti si potrebbe sottolineare come, per contrasto, il movimento sia avvertito come tale proprio dal soggetto immobile. In realtà ancora più profondo sarebbe chiedersi quanto di oggettivo esista in questo &#8220;brulichio&#8221; e quanta parte invece ne eserciti la componente soggettiva della percezione. Il movimento esiste nel momento in cui lo avverti (e si potrebbe,dunque, mettere in discussione la stessa oggettività del carattere di indfferenza dell&#8217; &#8220;intorno&#8221;; è tipico della lirica dipingere come esasperatamente indifferenti paesaggi che al contrario appaiono profondamente intimi ed interiorizzati). Il &#8220;brulichio&#8221;, insomma, per quanto indifferente possa apparire, tuttavia appartiene proprio a te. Ma naturalmente si tratta solo di un&#8217;interpretazione.</p>
<p>Ho accennato ad un &#8220;soggetto immobile&#8221;, e su quest&#8217;immagine voglio trarre dal testo un ulteriore spunto di riflessione: il rapporto tra vita-arte-sogno.<br />
Il punto di vista dell&#8217;emarginato è, spesso, quello preferenziale dell&#8217;artista (forse proprio perchè meglio sa cogliere il movimento), tuttavia io credo che l&#8217;arte si nutra di Vita, che non possa esistere senza di essa.<br />
Come risolvere la contraddizione?<br />
Ed il sogno, come definirlo? E che ruolo assegnargli nell&#8217;ambito dell&#8217;arte e in quello della Vita?<br />
Una possibile interpretazione lo vorrebbe come un &#8220;collante&#8221; tra le due. Si può essere d&#8217;accordo?</p>
<p>Invito ad accogliere questi miei spunti ed approfondrli.</p>
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	<item>
		<title>Di: nella</title>
		<link>http://linutile.wordpress.com/2008/03/11/una-lettera-dispersa-e-ritrovata/#comment-125</link>
		<dc:creator>nella</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2008 15:17:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://linutile.wordpress.com/?p=149#comment-125</guid>
		<description>muove qualcosa dentro, si, decisamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>muove qualcosa dentro, si, decisamente.</p>
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