Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

Un urlo

Pubblicato da 8avio su 6 Marzo, 2008

di Ottavio Sellitti

Ho visto le menti migliori della mia età
nascere morte,
freddi feti abortiti dalla smania di soldi,
offerte in sacrificio sull’altare dell’economia.
Ho visto novelli Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare, Goethe, Hugo
stringere i denti mentre ricacciavano indietro i conati di arte
per poter cacare invece ciò che la moneta ansimante chiedeva loro.
Ho visto menestrelli, cantastorie, elvispreasleys
poggiare le ginocchia sulle proprie vere belle note e distruggerle
per meglio leccare il tondo buco del disco d’oro.
Ho ascoltato discorsi di Pericli, Cesari, Napoleoni, Carli, Giuseppi, Adolfi, Beniti e Giorgi
molto tesi a serrare le palpebre per non vedere il giusto
e potersi concentrare a capire i desideri dei votanti cittadini paganti.
Vorticano ordinatamente attorno a me molti mondi uguali
di libri-bestseller,
di film-con-effetti-specialissimi-e-l’eroe-che-spacca-tutto-e-vince-e-sbanca-i-botteghini,
di parole e fiumi di lettere di promesse di se-mi-date-i-voti-i-soldi-il-potere-forse-mi-ricorderò-dei-vostri-doveri- -e-forse-dei-diritti-ma-importanti-senz’altro-i-doveri-
Al centro un uomo serio e distinto in doppiopetto e colletto bianco e cravatta intonata alla camicia e i capelli curati e il mento nudo e gli occhi attenti e bianchi e il codice della carta di credito e del sito delle e-mail e il cellulare di lavoro e l’altro cellulare di lavoro e il cellulare per la famiglia e il cellulare per l’amante e le chiavi della macchina e le chiavi della villa e le chiavi della cassetta di sicurezza e le chiavi della cassetta della pistola e nella testa arida e desolata un tempo il desiderio di cibo, ora i denarisoldidenarisoldidenarisoldidenarisoldidenari

8 Risposte a “Un urlo”

  1. Filippo Ansieri Dice:

    La scrittura non deve essere puro virtuosismo.
    Questo scritto non mi dice nulla ma qualcosa la voglio dire a colui che scrive. che senso ha fare della scrittura uno sfogo fine a sè stesso, un operazione sterile, questa, a cui può adempiere anche il foglio di un taccuino che rimarrà chiuso in un buoi cassetto?
    L’urlo, espressione di violenza, non porta a nulla, il dialogo è il mezzo attraverso il quale costruire un domani migliori dell’oggi.
    A mio avviso l’urlo è espressione di quelle menti nate morte contro le quali giustamente ti batti.
    Sento di aver gettato il seme della riflessione e spero che germogli in breve tempo. Attendo risposte

  2. 8avio Dice:

    @Filippo Ansieri e i lettori tutti
    (divido la risposta per agevolare la lettura)
    Riflessione parte 1

    La riflessione è scorsa rapida in me, ed ecco i frutti che ne sono venuti, spero la loro dolcezza mitighi la tua aspra critica.
    Prima ancora tuttavia di entrare nel vivo della mia idea lascia io ti ringrazi per avermi dato modo si scrivere quanto sto per.
    Questo urlo è scaturito da me dopo aver letto Howl di Allen Ginsberg non posso quindi parlarne senza aver espresso la mia riflessione riguardo la fonte da cui è scaturito.
    Nel testo di Ginsberg si legge, o meglio io ho letto, la condizione dei beat, poveri, senza mezzi, ridotti a cercare nel fondo del barile la propria sopravvivenza; quel che mi ha colpito è che nonostante tutto non perdono mai la forza, continuano oltre ogni diga e argine a “vivere” impetuosamente smontando, oltrepassando, disintegrando, piegando, sbeffeggiando ogni regola o difficoltà.

  3. 8avio Dice:

    Riflessione parte 2

    Alla luce di ciò grande sconforto mi ha preso nel vedere attorno a me il nulla, poche sono le menti ancora vive e di questa vita degne, poche sono quelle che si lanciano sul piano del mondo distruggendo i raccolti e le case dai filari ordinati, da questo il mio urlo disperato.
    Non un urlo di odio o di violenza come noti, Filippo, ma un urlo di aiuto, un invito al dialogo, un s.o.s. lanciato a chi ancora non si è annichilito nella uniformità, chi ancora ha in se la forza e la volontà di andare avanti non per arrivare ma per gustare ogni passo.
    Ultime due note: se non sono riuscito a comunicare quel che intendevo nel testo me ne dolgo, se non ci sono riuscito neanche nei commenti me misero.
    Infine, e concludo, non posso far altro che invece rallegrarmi di aver trovato qualcuno disposto ad ascoltare e rispondere al mio allarme, Filippo, ecco il dialogo, a presto e grazie.

  4. Ilaria Dice:

    Caro Filippo,
    vedo che sei completamente indenne al fascino che esercita la suggestione dell’Urlo. Sono d’accordo con te: l’urlo non costruisce un bel niente, il dialogo è certamente più adatto a tal fine. Sottovaluti però le sue capacità di demolizione, di sovversione di un ordine (se non altro sovverte l’ordine della comunicazione razionale). L’ Urlo non è necessariamente espressione di violenza, ma, nel suo intento più generale, di rivolta, una rivolta che avviene tramite la sovversione: il momento dell’urlo sovverte temporaneamente l’ordine esterno, lo modifica temporaneamente. E’ una forma di espressione, esprime rivolta. Ed è una forma di sfogo, perchè soddisfa, momentaneamente, la volontà di sovvertire l’ordine esterno, di imporvi le proprie forme. Espressione e sfogo vanno spesso a braccetto!
    L’Urlo di Munch rende bene l’idea!

  5. meursault Dice:

    Benvenuto nel regno plutocrazia, con un secolo di ritardo.

  6. 8avio Dice:

    Con non pari ritardo rispondo.
    Mersault ti ringrazio per il tuo benvenuto, è davvero carino qui da voi, il re è simpatico ed è molto benevolo con i propri sudditi; tuttavia non vorrei protrarre la mia visita ancora a lungo, ho già progettato di raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci(anche se alcuni fuor da censura lo chiamano anarchia).
    Il problema è che gli incaricati reali del controllo alla frontiera me lo impediscono, non mi imprestano un destriero per il mio lungo viaggio, mi continuano a chiedere denaro in cambio, io, che non ne ho, -sono solo in vacanza- ho detto loro; offro invano quel che sono ma non lo accettano.
    Al mio declamar storti versi mi offrono un teatro, al mio raccontare avventure irreali di non reali persone mi presentano un editore ed un editor con un librone in mano pienop di spunti erotici.
    Ho tentato di dipingere qualconsa, mi hanno dato un rasoio e mi hanno detto - ne parliamo dopo la tua morte-. Interdetto mi sono messo a pensare ed a regalar loro soluzioni semplici per le brutture del loro regno ma mi han detto che non fruttavan denaro e non gli servivano, ho tentato mille ed un’altra idea ma non si convincevano, dicevano ora sei qui devi lavorare, produrre, pagare. Capirai, Mersault, la mia confusione quando mi sono allontanato dalla frontiera, con le mani in tasca ed il capo chino, verso la residenza che il Magnanimo re mi ha assegnato.
    Ora sono qui e tento in clandestinità di far quel che non mi è stato permesso, presto suonerà la campana e andrò a produrre, sono stanco, il volume della televisione mi assorda.
    A presto.

  7. Meursault Dice:

    Beh, in verità il mio benvenuto suonava molto più dantescamente come un ‘perdete ogni speranza…’ o, peggio ancora, come un Arbeit Macht Frei :-)

    Ma non ti hanno insegnato che pensare troppo è uno psicoreato, Ottavio?che gridare significa finire dritti nella stanza 101 in pasto ai sorci?
    Impara, non esistono porte qui, come in Matrix, sempre che tu non ti voglia dare alle pillole blu…

  8. 8avio Dice:

    Per il momento mi sono dato solo alle penne blu, per le pillole credo che passerà ancora un pò di liquame sotto i ponti.

    Il mio urlo era volto a scuotere gli abitanti del regno, se in un secolo non è cambiato nulla non è detto che debba restare sempre così, anche i francesi nel 1789 si sentivano dire che le cose stavano così, il re era il re e non si poteva cambiare niente, resto a sperare.

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