di Raffaele Brio

Mi affaccio al balcone
E guardo dirimpetto…vedo Susanne con i suoi
Tacchi alti,
non è capace a portarli.
Rientro nella mia stanza,
mi siedo
e penso di scrivere qualcosa…
Inizio a raccontare una storia: LA STORIA DI SUSANNE:
Non ha la madre, persa un anno fa per ictus
E un padre a vendere qualche bustina fuori
Qualche scuola superiore in periferia.
Ha un fratello depresso in clinica
che nasconde la bottiglia
Nel giardino sotto terra dopo un pianto ininterrotto.
Ha una sorella “socia” anche lei con
Tacchi alti, con borsetta rossa e labbra pittate
che si vende per la strada con l’ago nella vena.
E guardo dirimpetto…vedo Susanne con i suoi
Tacchi alti,
non è capace a portarli.
Rientro nella mia stanza,
mi siedo
e penso di scrivere qualcosa…
Inizio a raccontare una storia: LA STORIA DI SUSANNE:
Non ha la madre, persa un anno fa per ictus
E un padre a vendere qualche bustina fuori
Qualche scuola superiore in periferia.
Ha un fratello depresso in clinica
che nasconde la bottiglia
Nel giardino sotto terra dopo un pianto ininterrotto.
Ha una sorella “socia” anche lei con
Tacchi alti, con borsetta rossa e labbra pittate
che si vende per la strada con l’ago nella vena.





Bella…mi è piaciuta e sn rimasta diciamo a bocca aperta negli ultimi due versi…hai utilizato anke gli enjambement…da poeta!!!Good work…bye bye
Penso che sia una poesia che illustra le tipiche situazioni e avvenimenti che “avvelenano” l’hinterland napoletano. inoltre penso che l’autore abbia avuto una grande sensibilità.