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Pubblicato da V. Birra su 23 Febbraio, 2008

di Vincenzo Birra
Il risveglio è accompagnato da un forte mal di testa scatenato dai sorrisi inebrianti dell’altra notte e dal poco riposo di questa. Cerco qualcosa che mi faccia stare meglio tra i medicinali stipati nel piccolo mobile all’entrata. Solo qui mi accorgo che la casa è vuota; Fuori nodi di gente affollano i cimiteri. Io non ci sono andato; i tumuli ospitano le speranze dei vivi, piu che le spoglie dei nostri cari e io, che non voglio gia seppellire le mie aspettative, me ne sto qua rannicchiato a rovistare inutilmente. Eppure di persone, a me note e li stipate, ce ne sono; c’è ne una in particolare, a me molto cara, che lottò contro la brutalità della mia razza. Fece un po’ da padre e un po’ da nonno anche se la sua posizione non lo obbligava a riempire ne l’una, ne l’altra stazza. Ricordo ancora il suo volto anche se purtroppo il tempo ha già rubato il ricordo della sua voce. E molte altre cose non ricordo e mi fa rabbia non ricordare. Ricordò però il suo funerale; l’insensibilità con la quale viene trattata una bara, l’ipocrisia delle persone e la miracolosa sincerità della pazzia. Il resto è offuscato e scatena la mia fantasia. Dalla finestra è ancora visibile il luogo dove si tenevano le suo lezioni, mentre il retro è ricoperto da cemento e strutture. Sotto quel cemento giacciono: polvere, tartarughe bruciate, archi, cianfrusaglie, attrezzi e spade di pirati o cavalieri chissà. L’amicizia e la famiglia erano mani sporche per una raccolta noci in autunno.









23 Febbraio, 2008 a 10:57 am
Un buon punto di partenza per qualcosa di interessante. Voglio sapere di più su quest’uomo che si prese cura del protagonista, perchè si affeziona così tanto. Metti tanti elementi in gioco in questo piccolo frammento che viene voglia di saperne di più, di sicuro è un buon risultato.
Continua così e “stai attento”.
23 Febbraio, 2008 a 12:27 pm
Salve, sono un ragazzo di Taranto, ho quasi vent’anni. Ho scritto un romanzo e alcuni racconti. Vi interessano?
25 Febbraio, 2008 a 2:33 pm
Caro Antonio puoi mandare il tuo materiale (come chiunque sia interessato) alla redazione. Ovviamente non assicuriamo a priori la pubblicazione e preghiamo, te come tutti, di utilizzare l’indirizzo email dei redattori e non i commenti per questo tipo di comunicazioni. A presto. Ciao
18 Marzo, 2008 a 6:09 pm
Ad un primo approccio, il testo sembrerebbe semplicemnte, come gli altri totalmente incoerente, scritto male, banale, dilettantesco, ingenuo; in realtà poi, scorrendo le righe ci si rende conto della sua pateticità e della sua inadeguatezza.
Massimo rispetto per la pietà dei defunti, per i tuoi sentimenti, per la sua e la tua memoria, ma: queste cose non si scrivono con velleità artistiche.
Ti consiglio di leggere molto.
A.Z.
18 Marzo, 2008 a 6:42 pm
>Bazarov dice: scorrendo le righe ci si rende conto della sua pateticità e della sua inadeguatezza.<
Quali righe, quali parti del testo ti sembrano patetiche?
Poi ti prego di non essere diplomatico, non preoccuparti per la mia memoria e sentimenti e sopratutto “nessuna pietà” per i defunti; la pietà è per i vivi. Ti sarei grato se mi indicassi come si scrivono “queste cose”. A presto, spero. Ciao
V.B
20 Marzo, 2008 a 1:54 pm
Io non mi trovo affatto d’accordo con chi ritiene “queste cose” una sorta di tabù: durante i funerali tutti zitti, se c’è un morto nel palazzo non si fiata, se si passa davanti ad un cimitero ancora peggio!cos’è questa ipocrisia? magari si oltraggia per anni un uomo e quando questo muore tutti tessono lodi per lui dimostrandogli quel rispetto che in vita non ha mai avuto…e perchè?cosa c’è di giusto in questo?bisogna aver rispetto per i morti solo perchè sono stati vivi,e non perchè adesso, non sono più; quindi (e qui l’autore mi trova in pieno accordo) massimo rispetto per i vivi! io non credo che l’autore non abbia avuto rispetto per “queste cose”, ma che anzi, abbia fatto un quadro molto realistico di come vadano le cose nella nostra cultura.Questo rito del funerale talmente ipocrita è proprio come l’ostentazione durante la messa di tutti quegli oggetti e atteggiamenti superflui, che ci allontanano dalla spiritualità e ci avvicinano alla più infima materialità!e poi, a mio avviso, ci sono persone che in vita non hanno meritato neppure il rispetto di Colui che tutto perdona e perchè allora rispettarli da morti!e poi c’è chi merita rispetto da vivo, da morto, e in tutte le altre morti e le altre vite che avrà.Per favore quindi, non facciamoci risucchiare dalla falsità della nostra cultura, dall’ipocrisia dilagante e cominciamo a riflettere con la nostra testa e non con quella di chi per anni ci ha inculcato cose che avrebbe fatto meglio a tenere per sè…liberiamoci, ripuliamoci una volta per tutte!
P.S. attendo anch’io con trepidazione indicazioni su come si scrivono “queste cose”.