Opinioni di un clown

di Diana D’Ambrosio
“Coloro ai quali non è stato annunciato nulla di Lui,
lo vedranno,
e coloro che non ne hanno udito parlare,
lo intenderanno”
(Rom XV, 21)

confessioni di un clowOgnuno porta una maschera.
Di questa maschera, però, non siamo consapevoli: la pensiamo in un modo, la calchiamo bene in viso, ma sotto ne indossiamo un’altra più subdola.
La vera mascherata non è il negare ciò che siamo, ma è il voler diventare ciò che vogliamo essere.

“Opinioni di un clown” è il libro più conosciuto e sicuramente il più discusso di Heinrich Böll. Il protagonista è Hans Schnier, che di professione fa il clown e che si presenta così: “ attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama arrivo e partenza: una (quasi troppo) lunga pantomima in cui lo spettatore fino alla fine confonde arrivo e partenza”. È un uomo votato alla monogamia, fedele ad una sola donna e, una volta che questa viene a mancare, lui si ritrova a vivere come un monaco con la differenza che, lui, non è un monaco, che soffre di terribili mal di testa ed ha la capacità di sentire gli odori tramite il telefono.

Il romanzo inizia quando il protagonista è in piena crisi: la sua carriera è ormai finita a causa di una caduta durante uno spettacolo e Maria, la sua donna, lo ha lasciato preferendo una comoda vita borghese a quella di bohemien. Lei è una fervente cattolica e si fidanza con uno dei membri del “circolo” religioso che frequenta, mentre Hans Schnier è il figlio di una ricca famiglia protestante cresciuto, però, secondo i dettami della dottrina cattolica, ma che comunque diffida di entrambe le religioni ritenendo che “ i cattolici mi rendono nervoso perchè sono sleali (…) i protestanti mi fanno star male per quel loro pasticciare intorno alla coscienza(…) e gli atei mi annoiano perché parlano sempre di Dio”, che ha scelto di seguire ciò che sentiva di essere veramente, ovvero un clown.

Ci troviamo nella Germania post-nazista dove ognuno cerca di ingannare i propri rimorsi per purificarsi da una storia, davanti alla quale, si è stati ignari o inetti attraverso l’inseguire ossessivo del mito del denaro, del buonsenso borghese e della morale religiosa.
Hans ha una visone della realtà diversa. Ritiene inutile “aggrapparsi al passato” perché è ipocrisia, visto che “nessuno conosce gli attimi di cui è fatta una vita”. Sa che la realtà non ha un’unica direzione, ma mille sfaccettature. Ciò che conta non sono i grandi eventi, ma i dettagli che rendono straordinarie e tragiche le piccole cose della vita, come accade per i bambini, per i quali una cosa insignificante è “fuori dall’ordine, sempre tragica”.

L’azione si svolge esclusivamente nell’animo di Hans, un uomo che si è perso nel labirinto della sua coscienza e che nell’arco di poche ore, attraverso eventi apparentemente insignificanti, ci offre le sue opinioni da clown sugli uomini e sugli eventi che inevitabilmente lo stravolgono.
Hans è l’unico personaggio in carne e ossa. Gli altri sono semplici figure evanescenti che prendono vita nel suo animo, eheinrich boll quindi sono inevitabilmente deformate dai suoi ricordi: è questo che ce li fa apparire grottescamente tragici, veri emblemi di una realtà postbellica che si è persa e che, facendo fatica a ritrovarsi, insegue i miti sbagliati.
Significativa è la scelta di Böll [nella foto a destra] che adotta un personaggio tradizionalmente fuori dagli schemi, che qui è l’unico a vedere davvero una realtà frammentata e devastata, pervasa da un continuo senso di ricerca e insoddisfazione, guardata attraverso uno sguardo estraniato che ce lo fa immaginare come un poeta piuttosto che come un semplice clown.
Il clown diventa il profeta di un’epoca intrisa di malinconia, priva di speranza, piena di colpa e di un risentimento che ha perso ogni valore. Il nostro clown-profeta rifiuterà di omologarsi, di voler essere qualcosa a tutti i costi pur di essere accettato, e si ritroverà a cantare litanie con la chitarra alla stazione di Bonn.
È un clown che non sa far ridere, è un clown che solo apparentemente porta una maschera, quando, in realtà, esterna il suo unico e vero volto, quando è immerso in un flusso vitale che non vuole essere, ma è. È un uomo a cui “ ciò che gli altri chiamano realtà appare immaginario”. È un uomo che ha capito, pur avendo un destino tragico, che le cose vanno prese come vengono e per come realmente sono.

4 Risposte a “Opinioni di un clown”


  1. 1 Sergio 21 Febbraio, 2008 alle 6:25 pm

    Ottima recensione.

  2. 2 Camilla 20 Maggio, 2008 alle 12:29 pm

    Brava per l’articolo e spero che questo stimoli alla lettura degli altri romanzi di Heinrich Boell, autore molto interessante che mostra in modo critico la Germania degli anni dopo la guerra.
    Nato in Renania, cattolico dissidente, innamorato dell’Irlanda, a cui ha dedicato un piacevolissimo libretto “Diario d’Irlanda”.

  3. 3 Paola 8 Ottobre, 2008 alle 1:18 pm

    Ottima recensione! Sto scrivendo la mia tesi di laurea proprio su Opinioni di un clown e credo che questa sia una delle migliori recensioni che abbia letto sino ad oggi (e ne ho lette davvero tantissime!). In poche righe raccoglie i temi portanti del romanzo, esprimendoli in maniera accessibile e chiara! COMPLIMENTI!

  4. 4 serena 2 Gennaio, 2009 alle 7:19 pm

    stupenda questa recensione!sinceramente non avevo colto tutti questi dettagli leggendo il libro,però credo che per una sedicenne come me sia un pò difficile,forse è comprensibile…grazie per l’aiuto:)e…complimenti davvero.


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