Linutile

Essere un uomo utile mi è parso sempre qualcosa di veramente schifoso C. Baudelaire

Derive

Pubblicato da V. Birra su 17 Febbraio, 2008

di Vincenzo Birra
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(starsail)
Quella notte la bici bianca mi portava a perdermi. Abbassando la testa notai -come per la prima volta- quel semplice laccetto di cotone, da tutti elevato a talismano. Espressi il mio desiderio. Volevo essere felice, con lei. Ma chi era lei? La felicità dapprima mi suggerì un volto noto ma senza attesa quel volto si trasformò; come in una seducente metamorfosi si moltiplicò in mille e più fisionomie che insieme alle possibili disposizioni di letizia, dalle ultime figliate, danzavano unite come in un caleidoscopio di sorrisi. La mia felicità era diventata un imperativo, una missione che implicava un cambio di direzione probabilmente già compiuto. Forse quella notte la bici mi portò davvero su un’altra strada;sconosciuta,improbabile,affascinante. Forse sarà stata complice la lontananza da casa ma in quell’estate le costellazioni mi indicarono nuove rotte.
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(A star sailor in A starless nigth)

Nei miei limiti desidero immergermi, per vanificarli, vanificarmi.

Il mare è un mio confine; non posso mentire in riva al mare e sul finire di un caldo giorno estivo, mentre si fa prigione del sole, su di esso vorrei distendermi chiudere gli occhi e riaprirli a largo; Navigatore senza bussola in una notte senza stelle

2 Risposte a “Derive”

  1. Ilaria Dice:

    “Nei miei limiti desidero immergermi, per vanificarli, vanificarmi”: mi piace scomporre i testi e soffermarmi su singole parti, questa frase è messa in evidenza e mi pare che riassuma il “sugo” della questione. Mi ha colpito e l’ho riletta più volte: vanificare i miei limiti quindi vanificare me stesso. Se i miei limiti non sono più, allora non sono più Io. Si potrebbe aggiungere che “non sono più Io” non equivale a “io non sono più” ma non lavoriamo di fantasia…limitiamoci a contemplare gli effetti di questa dissoluzione, o meglio “vanificazione” (bel verbo, originale ed espressivo), nell’ immagine del navigatore che non si accontenta di disporre delle immensità del mare aperto ma anela a perdersi totalmente in esse, spingendosi a rifiutare fino al più “largo” dei suoi limiti: le stelle. Un navigatore, insomma, un po’ naufrago. Bel “frammento”, complimenti. Alla prossima.
    Ilaria

  2. V. Birra Dice:

    “Non sono più Io” non equivale a “Non sono più”

    Non hai lavorato di fantasia ma hai centrato in pieno il senso.
    Se(noi esseri umani) siamo tutti naufraghi senza bussola, le stelle sono essenziali per garantire un minimo di orientamento e allo stesso tempo “vincolano” l’andamento della navigazione. Una notte vuota di stelle può farci cadere in quell’angoscia tipica di chi si è perso. Ma l’orientarsi è un’attitudine prettamente “umana” e nella volontà di trascendere questa condizione la mancanza di stelle, vincoli rilucenti, è solo un nuovo passo verso quell’ “altro” a cui aspiriamo. Grazie e alla prossima, ciao

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