di Vincenzo Birra
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_________(starsail)
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Quella notte la bici bianca mi portava a
perdermi. Abbassando la testa notai -
come per la prima volta- quel semplice
laccetto di cotone, da tutti elevato a
talismano. Espressi il mio desiderio.
Volevo essere felice, con lei. Ma volevo
stare veramente con lei? La felicità
dapprima mi suggerì un volto noto ma
senza attesa quel volto si trasformò; come
in una seducente metamorfosi si
moltiplicò in mille e più fisionomie che
insieme alle possibili disposizioni di
letizia, dalle ultime figliate, danzavano
unite come in un caleidoscopio di sorrisi.
La mia felicità era diventata un imperativo,
unamissione che implicava un
cambio di direzione probabilmente già
compiuto. Forse quella notte la bici mi
portò davvero su un’altra strada;sconosciuta,
improbabile,affascinante. Forse sarà stata
complice la lontananza da casa ma
in quell’estate le costellazioni mi
indicarono nuove rotte.
perdermi. Abbassando la testa notai -
come per la prima volta- quel semplice
laccetto di cotone, da tutti elevato a
talismano. Espressi il mio desiderio.
Volevo essere felice, con lei. Ma volevo
stare veramente con lei? La felicità
dapprima mi suggerì un volto noto ma
senza attesa quel volto si trasformò; come
in una seducente metamorfosi si
moltiplicò in mille e più fisionomie che
insieme alle possibili disposizioni di
letizia, dalle ultime figliate, danzavano
unite come in un caleidoscopio di sorrisi.
La mia felicità era diventata un imperativo,
unamissione che implicava un
cambio di direzione probabilmente già
compiuto. Forse quella notte la bici mi
portò davvero su un’altra strada;sconosciuta,
improbabile,affascinante. Forse sarà stata
complice la lontananza da casa ma
in quell’estate le costellazioni mi
indicarono nuove rotte.
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(A star sailor in A starless nigth)
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Nei miei limiti desidero
immergermi, per vanificarli,
vanificarmi.
Il mare è un mio confine; non posso
mentire in riva al mare e sul finire di
un caldo giorno estivo, mentre si fa
prigione del sole, su di esso vorrei
distendermi chiudere gli occhi e
riaprirli a largo; Navigatore senza
bussola in una notte senza stelle





“Nei miei limiti desidero immergermi, per vanificarli, vanificarmi”: mi piace scomporre i testi e soffermarmi su singole parti, questa frase è messa in evidenza e mi pare che riassuma il “sugo” della questione. Mi ha colpito e l’ho riletta più volte: vanificare i miei limiti quindi vanificare me stesso. Se i miei limiti non sono più, allora non sono più Io. Si potrebbe aggiungere che “non sono più Io” non equivale a “io non sono più” ma non lavoriamo di fantasia…limitiamoci a contemplare gli effetti di questa dissoluzione, o meglio “vanificazione” (bel verbo, originale ed espressivo), nell’ immagine del navigatore che non si accontenta di disporre delle immensità del mare aperto ma anela a perdersi totalmente in esse, spingendosi a rifiutare fino al più “largo” dei suoi limiti: le stelle. Un navigatore, insomma, un po’ naufrago. Bel “frammento”, complimenti. Alla prossima.
Ilaria
“Non sono più Io” non equivale a “Non sono più”
Non hai lavorato di fantasia ma hai centrato in pieno il senso.
Se(noi esseri umani) siamo tutti naufraghi senza bussola, le stelle sono essenziali per garantire un minimo di orientamento e allo stesso tempo “vincolano” l’andamento della navigazione. Una notte vuota di stelle può farci cadere in quell’angoscia tipica di chi si è perso. Ma l’orientarsi è un’attitudine prettamente “umana” e nella volontà di trascendere questa condizione la mancanza di stelle, vincoli rilucenti, è solo un nuovo passo verso quell’ “altro” a cui aspiriamo. Grazie e alla prossima, ciao