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Pubblicato da cb su 16 Febbraio, 2008
di carlo brio
Scrivo la pagina bianca perché si imbianchi di nuovo nella lettura.
Così disse una volta un vecchio saggio africano analfabeta cieco e monco, quando lo incontrai sotto il grande albero delle radici e parlammo del più e del meno, come se ci conoscessimo da millenni: e forse era così. La pelle nera era segnata, sembrava un carteggio cuneiforme, a tratti, tra le rughe che si distendevano o corrucciavano nel passaggio da un’espressione all’altra, si scorgevano tatuaggi rituali, incisi sulla pelle con un ferro arroventato in una notte senza luna della sua infanzia, quando gli spiriti ancora ballavano nella savana, ed essa non era un ricettacolo di cadaveri.
Le labbra spesse erano due promontori, la montagna da cui il cristo fece il suo discorso, la montagna da dove Buddha parlò come il tuono recitando il sermone del fuoco, le labbra del vecchio saggio amico erano gentili, e dicevano parole gentili, e la lingua che parlava, ricca di schiocchi e suoni aspirati, tanto che pareva lo scoppiettio del fuoco dei tempi, aveva una cadenza come una poesia: e io ascoltavo.
Ascoltavo perché le parole che intendevo dire le assorbiva la notte stessa, venata di lampi tra nuvole continentali. E l’orecchio raccoglieva la parola dell’altro senza mai riempirsi, come una cornucopia senza fondo, ma pure senza perdita: nulla perdevo degli zigomi sporgenti su cui la pelle nera si tendeva sottile, degli occhi chiusi, come serrati da per sempre, delle rotule delle gambe incrociate scheletriche. E di tanto in tanto, un’esplosione silenziosa e delicata che squassava il petto e lo risaliva fino agli occhi miei aperti sui suoi serrati: e piangevo.
Oh salvezza sempre sperata, oh solitudine mai fino in fondo apprezzata. Le voci che vorrei sentire tacciono nel mio sentire e non resta che lo sconfinato matrimonio di questo cielo col mio sguardo e ciò che penso non c’è, e restiamo muti infine nella stella che tra le nuvole torna a brillare.









20 Febbraio, 2008 a 8:46 am
Sempre bello quello che scrive il mio CarloBrio
Poi ci devi mettere anche quella della spiaggia e poi quella in mio onore ci conto